Rivista La Gazzetta https://lagazzetta-online.com/ Portale di Notizie Sat, 06 Jun 2026 19:25:09 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9.4 https://lagazzetta-online.com/wp-content/uploads/2021/10/logo-1-150x90.png Rivista La Gazzetta https://lagazzetta-online.com/ 32 32 Dalla Calabria con fervore https://lagazzetta-online.com/dalla-calabria-con-fervore/ https://lagazzetta-online.com/dalla-calabria-con-fervore/#respond Sat, 06 Jun 2026 19:25:09 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=19502 Quando una regione diventa laboratorio politico e gli alleati iniziano a contarsi più che a sommarsi La miccia, questa volta, sembra essere stata accesa in Calabria. La serpentina corre lungo gli Appennini e il botto, se le premesse saranno confermate, potrebbe sentirsi alle prossime elezioni. Nel centrodestra qualcosa si muove. Non con il fragore delle rivoluzioni, ma con quel rumore secco che fanno gli equilibri quando iniziano a spostarsi. La Lega appare meno granitica di qualche stagione fa: perde qualche pezzo lungo il cammino, mentre il generale Roberto Vannacci continua a raccogliere consensi, simpatie e qualche transfuga in cerca di nuove coordinate politiche. Il risultato è che la destra della destra tende ad acquisire una propria fisionomia, non ancora autonoma ma certamente sempre meno marginale. Forza Italia, dal canto suo, procede come quei vecchi treni che nessuno sa esattamente chi conduca, ma che continuano ad arrivare in stazione. Meno slanci epici, meno proclami rivoluzionari, più gestione dell’esistente. Una navigazione in modalità “pilota automatico”, che nel mare agitato della politica italiana non è necessariamente un difetto. E poi c’è Fratelli d’Italia. Qui il dato interessante è un altro: la scelta di blindare Roberto Occhiuto. Non è passata inosservata la presenza di Giorgia Meloni in Calabria in una delle giornate politicamente più dense delle ultime settimane, mentre altrove si discuteva del futuro dell’Europa, dell’Ucraina e dei nuovi assetti geopolitici continentali. Sarebbe azzardato attribuire significati assoluti alle coincidenze. Tuttavia, in politica le coincidenze sono come i miracoli: tutti giurano di non crederci, ma nessuno smette di osservarle. Il messaggio appare piuttosto chiaro. La Calabria di Occhiuto non viene considerata una semplice periferia amministrativa, bensì un tassello strategico del mosaico nazionale. E quando una regione del Sud diventa terreno di investimenti politici così evidenti, significa che qualcuno sta già guardando oltre il prossimo tornante elettorale. L’osservatore distratto vedrà episodi scollegati: Meloni in Calabria, Vannacci in crescita, la Lega in affanno. L’osservatore più attento potrebbe invece scorgere una trama comune. Non ancora una riscrittura degli equilibri del centrodestra, ma certamente una fase di riassetto. E quando in politica si parla di riassetto, di solito qualcuno sta salendo di piano e qualcun altro sta cercando l’ascensore. Chiusura La politica italiana conserva un pregio che nessun’altra disciplina possiede: riesce a presentare come inattesi eventi preparati da mesi. Così, mentre tutti guardano i grandi tavoli internazionali, spesso le partite vere si giocano nei corridoi di casa nostra. E se la Calabria oggi appare al centro della scacchiera, forse non è perché sia cambiata la geografia del Paese. È perché qualcuno ha finalmente capito che le mappe elettorali contano più di quelle geopolitiche. Roma, dunque, tenga pure un occhio ai vertici europei. Ma l’altro lo tenga ben aperto sulla punta dello Stivale. Perché a volte le micce più lunghe sono quelle che nessuno vede bruciare. Giuseppe Arnò

The post Dalla Calabria con fervore appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
Quando una regione diventa laboratorio politico e gli alleati iniziano a contarsi più che a sommarsi

La miccia, questa volta, sembra essere stata accesa in Calabria. La serpentina corre lungo gli Appennini e il botto, se le premesse saranno confermate, potrebbe sentirsi alle prossime elezioni.

Nel centrodestra qualcosa si muove. Non con il fragore delle rivoluzioni, ma con quel rumore secco che fanno gli equilibri quando iniziano a spostarsi. La Lega appare meno granitica di qualche stagione fa: perde qualche pezzo lungo il cammino, mentre il generale Roberto Vannacci continua a raccogliere consensi, simpatie e qualche transfuga in cerca di nuove coordinate politiche. Il risultato è che la destra della destra tende ad acquisire una propria fisionomia, non ancora autonoma ma certamente sempre meno marginale.

Forza Italia, dal canto suo, procede come quei vecchi treni che nessuno sa esattamente chi conduca, ma che continuano ad arrivare in stazione. Meno slanci epici, meno proclami rivoluzionari, più gestione dell’esistente. Una navigazione in modalità “pilota automatico”, che nel mare agitato della politica italiana non è necessariamente un difetto.

E poi c’è Fratelli d’Italia. Qui il dato interessante è un altro: la scelta di blindare Roberto Occhiuto. Non è passata inosservata la presenza di Giorgia Meloni in Calabria in una delle giornate politicamente più dense delle ultime settimane, mentre altrove si discuteva del futuro dell’Europa, dell’Ucraina e dei nuovi assetti geopolitici continentali. Sarebbe azzardato attribuire significati assoluti alle coincidenze. Tuttavia, in politica le coincidenze sono come i miracoli: tutti giurano di non crederci, ma nessuno smette di osservarle.

Il messaggio appare piuttosto chiaro. La Calabria di Occhiuto non viene considerata una semplice periferia amministrativa, bensì un tassello strategico del mosaico nazionale. E quando una regione del Sud diventa terreno di investimenti politici così evidenti, significa che qualcuno sta già guardando oltre il prossimo tornante elettorale.

L’osservatore distratto vedrà episodi scollegati: Meloni in Calabria, Vannacci in crescita, la Lega in affanno. L’osservatore più attento potrebbe invece scorgere una trama comune. Non ancora una riscrittura degli equilibri del centrodestra, ma certamente una fase di riassetto. E quando in politica si parla di riassetto, di solito qualcuno sta salendo di piano e qualcun altro sta cercando l’ascensore.

Chiusura

La politica italiana conserva un pregio che nessun’altra disciplina possiede: riesce a presentare come inattesi eventi preparati da mesi. Così, mentre tutti guardano i grandi tavoli internazionali, spesso le partite vere si giocano nei corridoi di casa nostra. E se la Calabria oggi appare al centro della scacchiera, forse non è perché sia cambiata la geografia del Paese. È perché qualcuno ha finalmente capito che le mappe elettorali contano più di quelle geopolitiche.

Roma, dunque, tenga pure un occhio ai vertici europei. Ma l’altro lo tenga ben aperto sulla punta dello Stivale. Perché a volte le micce più lunghe sono quelle che nessuno vede bruciare.

Giuseppe Arnò

The post Dalla Calabria con fervore appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/dalla-calabria-con-fervore/feed/ 0
Cultura e saggistica https://lagazzetta-online.com/cultura-e-saggistica/ https://lagazzetta-online.com/cultura-e-saggistica/#respond Thu, 04 Jun 2026 18:26:18 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=19497 Mimmo Leonetti, 35 anni di saggistica indipendenteTra conoscenza, libero pensiero e responsabilità civile, a Reggio Calabria l’anteprima nazionale de “Il Tempio Scozzese 1778” REGGIO CALABRIA – Un omaggio al valore della conoscenza, del libero pensiero e della cultura come strumento di crescita civile e umana. Con questo spirito la Cattedra Oratoria Internazionale “Saggezza e Legge di Attrazione” promuove l’evento “Libri come semi di speranza”, iniziativa dedicata al trentacinquennale dell’attività saggistica indipendente di Mimmo Leonetti. L’incontro celebrerà un percorso intellettuale sviluppatosi dal 1991 al 2026, trentacinque anni di ricerca, riflessione e approfondimento che hanno posto al centro il rapporto tra individuo, conoscenza e responsabilità. Un cammino culturale che ha fatto della libertà di pensiero e della ricerca della verità i propri punti di riferimento. «Non perché racconti il passato, ma perché indica una direzione» è il tema che accompagnerà la manifestazione. Per Leonetti, infatti, i libri rappresentano autentici “semi di speranza”: strumenti capaci non soltanto di custodire la memoria, ma di orientare il futuro e offrire chiavi di lettura per affrontare le sfide del presente. In un’epoca segnata dalla frammentazione culturale e dalla rapidità dell’informazione, la saggistica indipendente assume il ruolo di presidio di senso, fondata su quei valori che l’autore sintetizza in tre concetti essenziali: «conoscenza che illumina, saggezza che guida, valori che uniscono». Momento centrale dell’evento sarà la presentazione in anteprima nazionale della nuova opera di Mimmo Leonetti, “Il Tempio Scozzese 1778”. Il volume affronta il tema del cammino iniziatico dei Liberi Muratori e il rigore del Rito Scozzese, proponendo una riflessione sul rapporto tra libertà individuale e fedeltà ai principi. «Non siamo né setta né consorteria. Siamo un rito di principi, regole e discipline», afferma l’autore, che nel testo approfondisce il significato dell’appartenenza e dell’obbedienza ai valori condivisi. Una riflessione che trova sintesi in un concetto fondamentale: la libertà di scegliere il proprio percorso, accompagnata dalla responsabilità di rispettarne le regole una volta intrapreso. Nel corso della manifestazione, Mimmo Leonetti esprimerà il proprio ringraziamento al Rettore della Cattedra Oratoria Internazionale “Saggezza e Legge di Attrazione”, il professor Emilio Attinà, per aver promosso e sostenuto un momento di confronto culturale e filosofico di particolare rilevanza. Un pensiero di gratitudine sarà inoltre rivolto allo scrittore Luciano Romeo, presidente dell’Accademia Montaltina degli Inculti, e alla scrittrice Maria Sergio, da sempre vicini alle iniziative culturali dell’autore. A suggellare l’incontro, una frase simbolica che accompagna da tempo il percorso di Leonetti: «L’Acacia resterà sempre verde». L’appuntamento si propone come un’occasione di dialogo e riflessione sul ruolo della cultura nella costruzione di una società più consapevole e responsabile, nel segno di un messaggio semplice ma attuale: leggere, riflettere, agire e condividere. «Non si può ricevere tanto bene senza cercare di farne parte anche agli altri. Sempre più mi persuado che ciò che mi ha portato a conoscere le persone sia stato un privilegio», conclude Mimmo Leonetti. «Entusiasticamente, grazie». Di Redazione

The post Cultura e saggistica appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
Mimmo Leonetti, 35 anni di saggistica indipendente
Tra conoscenza, libero pensiero e responsabilità civile, a Reggio Calabria l’anteprima nazionale de “Il Tempio Scozzese 1778”

REGGIO CALABRIA – Un omaggio al valore della conoscenza, del libero pensiero e della cultura come strumento di crescita civile e umana. Con questo spirito la Cattedra Oratoria Internazionale “Saggezza e Legge di Attrazione” promuove l’evento “Libri come semi di speranza”, iniziativa dedicata al trentacinquennale dell’attività saggistica indipendente di Mimmo Leonetti.

L’incontro celebrerà un percorso intellettuale sviluppatosi dal 1991 al 2026, trentacinque anni di ricerca, riflessione e approfondimento che hanno posto al centro il rapporto tra individuo, conoscenza e responsabilità. Un cammino culturale che ha fatto della libertà di pensiero e della ricerca della verità i propri punti di riferimento.

«Non perché racconti il passato, ma perché indica una direzione» è il tema che accompagnerà la manifestazione. Per Leonetti, infatti, i libri rappresentano autentici “semi di speranza”: strumenti capaci non soltanto di custodire la memoria, ma di orientare il futuro e offrire chiavi di lettura per affrontare le sfide del presente.

In un’epoca segnata dalla frammentazione culturale e dalla rapidità dell’informazione, la saggistica indipendente assume il ruolo di presidio di senso, fondata su quei valori che l’autore sintetizza in tre concetti essenziali: «conoscenza che illumina, saggezza che guida, valori che uniscono».

Momento centrale dell’evento sarà la presentazione in anteprima nazionale della nuova opera di Mimmo Leonetti, “Il Tempio Scozzese 1778”. Il volume affronta il tema del cammino iniziatico dei Liberi Muratori e il rigore del Rito Scozzese, proponendo una riflessione sul rapporto tra libertà individuale e fedeltà ai principi.

«Non siamo né setta né consorteria. Siamo un rito di principi, regole e discipline», afferma l’autore, che nel testo approfondisce il significato dell’appartenenza e dell’obbedienza ai valori condivisi. Una riflessione che trova sintesi in un concetto fondamentale: la libertà di scegliere il proprio percorso, accompagnata dalla responsabilità di rispettarne le regole una volta intrapreso.

Nel corso della manifestazione, Mimmo Leonetti esprimerà il proprio ringraziamento al Rettore della Cattedra Oratoria Internazionale “Saggezza e Legge di Attrazione”, il professor Emilio Attinà, per aver promosso e sostenuto un momento di confronto culturale e filosofico di particolare rilevanza.

Un pensiero di gratitudine sarà inoltre rivolto allo scrittore Luciano Romeo, presidente dell’Accademia Montaltina degli Inculti, e alla scrittrice Maria Sergio, da sempre vicini alle iniziative culturali dell’autore.

A suggellare l’incontro, una frase simbolica che accompagna da tempo il percorso di Leonetti: «L’Acacia resterà sempre verde».

L’appuntamento si propone come un’occasione di dialogo e riflessione sul ruolo della cultura nella costruzione di una società più consapevole e responsabile, nel segno di un messaggio semplice ma attuale: leggere, riflettere, agire e condividere.

«Non si può ricevere tanto bene senza cercare di farne parte anche agli altri. Sempre più mi persuado che ciò che mi ha portato a conoscere le persone sia stato un privilegio», conclude Mimmo Leonetti. «Entusiasticamente, grazie».

Di Redazione

The post Cultura e saggistica appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/cultura-e-saggistica/feed/ 0
Rio de Janeiro celebra gli 80 anni della Repubblica Italiana: il saluto del Console Iacchini alla comunità https://lagazzetta-online.com/rio-de-janeiro-celebra-gli-80-anni-della-repubblica-italiana-il-saluto-del-console-iacchini-alla-comunita/ https://lagazzetta-online.com/rio-de-janeiro-celebra-gli-80-anni-della-repubblica-italiana-il-saluto-del-console-iacchini-alla-comunita/#respond Thu, 04 Jun 2026 01:09:33 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=19482 Una festa tra istituzioni, cultura e innovazione per celebrare l’Italia e il bilancio di un mandato che lascia un’eredità concreta alla collettività italiana in Brasile   Il Console Generale d’Italia a Rio de Janeiro, Massimiliano Iacchini, durante la celebrazione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana. Una serata di festa, amicizia e riconoscenza che ha riunito istituzioni, comunità italiana e società brasiliana nel segno dei valori che uniscono i due Paesi. RIO DE JANEIRO – Una serata all’insegna dell’orgoglio nazionale, dell’amicizia italo-brasiliana e delle emozioni ha caratterizzato la celebrazione della Festa della Repubblica organizzata dal Consolato Generale d’Italia a Rio de Janeiro. Ospite e anfitrione dell’evento il Console Generale Massimiliano Iacchini, che ha accolto autorità, rappresentanti delle istituzioni, esponenti del mondo economico e culturale, membri della comunità italiana, oriunda e carioca, in una cornice di grande prestigio e partecipazione. L’edizione 2026 della ricorrenza assume un significato particolarmente speciale poiché coincide con gli ottant’anni della Repubblica Italiana. Era infatti il 2 giugno 1946 quando il popolo italiano, attraverso il referendum istituzionale, scelse la forma repubblicana dello Stato, aprendo una nuova stagione della propria storia fondata sui principi della democrazia, della libertà e della partecipazione. Valori che ancora oggi guidano l’azione delle istituzioni italiane in patria e all’estero. Nel suo intervento, il Console Generale Iacchini ha posto l’accento sul rapporto di fiducia e collaborazione costruito nel corso degli anni tra il Consolato e la vasta collettività italiana presente a Rio de Janeiro e negli Stati di competenza consolare. Un legame consolidato attraverso l’ascolto delle esigenze dei cittadini, la modernizzazione dei servizi e la volontà di rendere l’amministrazione sempre più vicina alla comunità. Particolare rilievo è stato attribuito ai risultati ottenuti nel campo dell’innovazione. I sistemi telematici di nuova generazione introdotti negli ultimi anni hanno consentito di rendere più efficienti e accessibili i servizi consolari, rappresentando oggi uno dei punti di forza dell’attività svolta dalla sede diplomatica italiana a Rio de Janeiro. Ampio spazio è stato dedicato anche ai progetti che hanno contribuito a rafforzare la presenza culturale italiana nella città. Tra questi, il polo culturale ItaliaNoRio, ormai divenuto un importante punto di riferimento per la diffusione della cultura italiana, e il vasto programma di ammodernamento e riqualificazione del complesso consolare, che presto vedrà il completamento di un nuovo spazio destinato a portare il nome del Made in Italy, simbolo dell’eccellenza produttiva, creativa e imprenditoriale del nostro Paese. Uno dei momenti più sentiti della serata è stato quello dedicato ai ringraziamenti personali. Con evidente emozione, il Console ha espresso la propria gratitudine alla moglie, la Dott.ssa Sara, e ai figli Emma e Emanuele, che lo hanno accompagnato durante gli anni del mandato con affetto, sostegno e comprensione. Un passaggio sincero e spontaneo che ha aggiunto una dimensione profondamente umana a una celebrazione già ricca di significati. Parole di riconoscenza sono state rivolte anche ai funzionari, ai collaboratori, agli sponsor e agli amici che hanno sostenuto il lavoro del Consolato e contribuito alla realizzazione dei numerosi progetti sviluppati negli ultimi anni a beneficio dell’intera collettività italiana. A suggellare il clima di amicizia che ha caratterizzato la serata, il Console Iacchini ha voluto concedersi una nota personale rivolgendo un caloroso augurio al Brasile: vedere la Seleção tornare sul tetto del mondo con la conquista di una nuova Coppa del Mondo di calcio. Un auspicio accolto con entusiasmo dagli ospiti e che ha rappresentato l’ennesima testimonianza del legame autentico costruito con il Paese che lo ha accolto durante il suo mandato. Un sentimento di affetto e gratitudine che, al di là dei protocolli diplomatici, ha accompagnato l’intera esperienza professionale e umana vissuta nella Cidade Maravilhosa. Non è mancato, infine, un riferimento alla prossima conclusione del suo incarico. Un momento accolto con partecipazione e una comprensibile vena di malinconia da quanti hanno condiviso il percorso intrapreso negli ultimi anni. Rio de Janeiro, ha lasciato intendere il Console, continuerà a occupare un posto speciale nel suo cuore. Ma altrettanto forte è la soddisfazione per lasciare una struttura più moderna, nuovi strumenti di servizio e progetti capaci di rafforzare ulteriormente il ruolo del Sistema Italia nel territorio. La cerimonia si è aperta con l’esecuzione degli inni nazionali di Italia e Brasile, accolti da un lungo applauso da parte dei presenti. Successivamente, la serata è proseguita in un clima di cordialità e convivialità, accompagnata da un raffinato cocktail di autentica ispirazione italiana che ha contribuito a rendere ancora più piacevole l’incontro tra istituzioni, comunità e amici dell’Italia. La partecipazione di un pubblico numeroso e qualificato ha confermato ancora una volta la profondità dei rapporti che uniscono Italia e Brasile e il ruolo fondamentale svolto dalla collettività italiana nel consolidare un ponte di amicizia, cultura e cooperazione tra le due nazioni. La celebrazione degli ottant’anni della Repubblica si è così trasformata non soltanto in un momento di memoria e orgoglio nazionale, ma anche nell’occasione per rendere omaggio a un mandato diplomatico che ha saputo coniugare innovazione, efficienza amministrativa, promozione culturale e vicinanza ai cittadini. Perché le istituzioni si misurano nei risultati, ma si ricordano soprattutto per la capacità di creare fiducia. E a giudicare dall’affetto manifestato durante questa serata, il lascito di Massimiliano Iacchini a Rio de Janeiro resterà ben oltre la conclusione del suo mandato. Giuseppe Arnò Seguono alcune immagini dell´evento Foto right: ASIB

The post Rio de Janeiro celebra gli 80 anni della Repubblica Italiana: il saluto del Console Iacchini alla comunità appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
Una festa tra istituzioni, cultura e innovazione per celebrare l’Italia e il bilancio di un mandato che lascia un’eredità concreta alla collettività italiana in Brasile

 

Il Console Generale d’Italia a Rio de Janeiro, Massimiliano Iacchini, durante la celebrazione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana. Una serata di festa, amicizia e riconoscenza che ha riunito istituzioni, comunità italiana e società brasiliana nel segno dei valori che uniscono i due Paesi.

RIO DE JANEIRO – Una serata all’insegna dell’orgoglio nazionale, dell’amicizia italo-brasiliana e delle emozioni ha caratterizzato la celebrazione della Festa della Repubblica organizzata dal Consolato Generale d’Italia a Rio de Janeiro. Ospite e anfitrione dell’evento il Console Generale Massimiliano Iacchini, che ha accolto autorità, rappresentanti delle istituzioni, esponenti del mondo economico e culturale, membri della comunità italiana, oriunda e carioca, in una cornice di grande prestigio e partecipazione.

L’edizione 2026 della ricorrenza assume un significato particolarmente speciale poiché coincide con gli ottant’anni della Repubblica Italiana. Era infatti il 2 giugno 1946 quando il popolo italiano, attraverso il referendum istituzionale, scelse la forma repubblicana dello Stato, aprendo una nuova stagione della propria storia fondata sui principi della democrazia, della libertà e della partecipazione. Valori che ancora oggi guidano l’azione delle istituzioni italiane in patria e all’estero.

Nel suo intervento, il Console Generale Iacchini ha posto l’accento sul rapporto di fiducia e collaborazione costruito nel corso degli anni tra il Consolato e la vasta collettività italiana presente a Rio de Janeiro e negli Stati di competenza consolare. Un legame consolidato attraverso l’ascolto delle esigenze dei cittadini, la modernizzazione dei servizi e la volontà di rendere l’amministrazione sempre più vicina alla comunità.

Particolare rilievo è stato attribuito ai risultati ottenuti nel campo dell’innovazione. I sistemi telematici di nuova generazione introdotti negli ultimi anni hanno consentito di rendere più efficienti e accessibili i servizi consolari, rappresentando oggi uno dei punti di forza dell’attività svolta dalla sede diplomatica italiana a Rio de Janeiro.

Ampio spazio è stato dedicato anche ai progetti che hanno contribuito a rafforzare la presenza culturale italiana nella città. Tra questi, il polo culturale ItaliaNoRio, ormai divenuto un importante punto di riferimento per la diffusione della cultura italiana, e il vasto programma di ammodernamento e riqualificazione del complesso consolare, che presto vedrà il completamento di un nuovo spazio destinato a portare il nome del Made in Italy, simbolo dell’eccellenza produttiva, creativa e imprenditoriale del nostro Paese.

Uno dei momenti più sentiti della serata è stato quello dedicato ai ringraziamenti personali. Con evidente emozione, il Console ha espresso la propria gratitudine alla moglie, la Dott.ssa Sara, e ai figli Emma e Emanuele, che lo hanno accompagnato durante gli anni del mandato con affetto, sostegno e comprensione. Un passaggio sincero e spontaneo che ha aggiunto una dimensione profondamente umana a una celebrazione già ricca di significati.

Parole di riconoscenza sono state rivolte anche ai funzionari, ai collaboratori, agli sponsor e agli amici che hanno sostenuto il lavoro del Consolato e contribuito alla realizzazione dei numerosi progetti sviluppati negli ultimi anni a beneficio dell’intera collettività italiana.

A suggellare il clima di amicizia che ha caratterizzato la serata, il Console Iacchini ha voluto concedersi una nota personale rivolgendo un caloroso augurio al Brasile: vedere la Seleção tornare sul tetto del mondo con la conquista di una nuova Coppa del Mondo di calcio. Un auspicio accolto con entusiasmo dagli ospiti e che ha rappresentato l’ennesima testimonianza del legame autentico costruito con il Paese che lo ha accolto durante il suo mandato. Un sentimento di affetto e gratitudine che, al di là dei protocolli diplomatici, ha accompagnato l’intera esperienza professionale e umana vissuta nella Cidade Maravilhosa.

Non è mancato, infine, un riferimento alla prossima conclusione del suo incarico. Un momento accolto con partecipazione e una comprensibile vena di malinconia da quanti hanno condiviso il percorso intrapreso negli ultimi anni. Rio de Janeiro, ha lasciato intendere il Console, continuerà a occupare un posto speciale nel suo cuore. Ma altrettanto forte è la soddisfazione per lasciare una struttura più moderna, nuovi strumenti di servizio e progetti capaci di rafforzare ulteriormente il ruolo del Sistema Italia nel territorio.

La cerimonia si è aperta con l’esecuzione degli inni nazionali di Italia e Brasile, accolti da un lungo applauso da parte dei presenti. Successivamente, la serata è proseguita in un clima di cordialità e convivialità, accompagnata da un raffinato cocktail di autentica ispirazione italiana che ha contribuito a rendere ancora più piacevole l’incontro tra istituzioni, comunità e amici dell’Italia.

La partecipazione di un pubblico numeroso e qualificato ha confermato ancora una volta la profondità dei rapporti che uniscono Italia e Brasile e il ruolo fondamentale svolto dalla collettività italiana nel consolidare un ponte di amicizia, cultura e cooperazione tra le due nazioni.

La celebrazione degli ottant’anni della Repubblica si è così trasformata non soltanto in un momento di memoria e orgoglio nazionale, ma anche nell’occasione per rendere omaggio a un mandato diplomatico che ha saputo coniugare innovazione, efficienza amministrativa, promozione culturale e vicinanza ai cittadini.

Perché le istituzioni si misurano nei risultati, ma si ricordano soprattutto per la capacità di creare fiducia. E a giudicare dall’affetto manifestato durante questa serata, il lascito di Massimiliano Iacchini a Rio de Janeiro resterà ben oltre la conclusione del suo mandato.

Giuseppe Arnò

Seguono alcune immagini dell´evento

Gli inni nazionali

Ascoltando gli inni dell´Italia e del Brasile
Foto di gruppo
Gli ospiti della serata

Foto right: ASIB

The post Rio de Janeiro celebra gli 80 anni della Repubblica Italiana: il saluto del Console Iacchini alla comunità appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/rio-de-janeiro-celebra-gli-80-anni-della-repubblica-italiana-il-saluto-del-console-iacchini-alla-comunita/feed/ 0
L’ultimo 2 Giugno di Domenico Fornara: una Repubblica che vive oltre l’oceano https://lagazzetta-online.com/lultimo-2-giugno-di-domenico-fornara-una-repubblica-che-vive-oltre-loceano/ https://lagazzetta-online.com/lultimo-2-giugno-di-domenico-fornara-una-repubblica-che-vive-oltre-loceano/#respond Wed, 03 Jun 2026 18:37:31 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=19479 La Festa della Repubblica a San Paolo diventa occasione di bilanci e gratitudine. Si chiude un mandato che ha accompagnato la crescita della più grande comunità italiana all’estero, rafforzando il dialogo tra Italia e Brasile. X   Ci sono celebrazioni che vanno oltre il protocollo. Ricorrenze che, pur nel rispetto della forma istituzionale, riescono a raccontare una storia fatta di persone, appartenenza e memoria collettiva. La Festa della Repubblica Italiana celebrata il 2 giugno a San Paolo è stata una di queste. Nell’anno in cui l’Italia ricorda l’ottantesimo anniversario del referendum del 1946, che consegnò al Paese la scelta repubblicana e aprì per la prima volta alle donne le porte del voto nazionale, la ricorrenza ha assunto nella metropoli brasiliana un significato ancora più particolare. È stata infatti l’ultima Festa della Repubblica presieduta dal Console Generale Domenico Fornara, che il prossimo 28 luglio concluderà il proprio mandato e farà ritorno a Roma dopo quattro anni trascorsi alla guida della sede consolare italiana più importante del mondo per numero di cittadini amministrati. Davanti a una platea composta da autorità, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori, associazioni e membri della vasta comunità italiana e italo-brasiliana, il Console ha ripercorso il significato della data fondativa della Repubblica e, al tempo stesso, ha offerto una riflessione sul cammino compiuto dal Consolato Generale in questi anni. I numeri illustrati durante la serata raccontano una realtà in continua espansione. Migliaia di pratiche, passaporti, riconoscimenti di cittadinanza e servizi erogati testimoniano un’attività intensa, spesso silenziosa agli occhi del grande pubblico, ma essenziale per mantenere vivo il legame tra l’Italia e i suoi figli sparsi nel mondo. Una crescita tale da rendere la circoscrizione di San Paolo paragonabile, per dimensioni, a una grande città italiana. Ma ridurre questi quattro anni a una sequenza di statistiche sarebbe ingeneroso. L’eredità più significativa del mandato di Domenico Fornara appare forse in un altro dato, meno misurabile ma più duraturo: il rafforzamento del rapporto umano e istituzionale tra Italia e Brasile. In un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni sociali, economiche e normative, il Consolato Generale ha saputo consolidare la propria presenza sul territorio, promuovendo la cultura italiana, sostenendo le relazioni economiche bilaterali e valorizzando il ruolo delle associazioni che da decenni custodiscono l’identità italiana oltreoceano. Tra i ricordi destinati a rimanere nella memoria collettiva vi è certamente la visita del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 2024, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’immigrazione italiana in Brasile. Un evento che ha rappresentato non soltanto un momento di prestigio istituzionale, ma il riconoscimento del contributo che generazioni di emigrati italiani hanno offerto alla costruzione del Brasile moderno. Non è stata casuale, dunque, l’emozione che ha accompagnato le parole con cui il Console ha salutato la comunità. Nei suoi ringraziamenti si è percepita la consapevolezza che l’attività diplomatica non si misura soltanto nei risultati amministrativi, ma anche nelle relazioni umane costruite giorno dopo giorno. La serata è proseguita nel segno della convivialità, valore profondamente italiano. Un ricco buffet ispirato alle tradizioni gastronomiche della Penisola ha accompagnato l’incontro tra ospiti provenienti da mondi diversi ma uniti da radici comuni. La musica di White Mary ha aggiunto una nota contemporanea alla celebrazione, dimostrando come l’Italia continui a rinnovarsi senza rinunciare alla propria identità. Alla fine della serata, al di là dei discorsi ufficiali e delle fotografie di rito, è rimasta una sensazione condivisa: quella di una comunità viva, orgogliosa delle proprie origini e capace di guardare al futuro senza dimenticare il passato. È forse questo il significato più autentico del 2 Giugno celebrato a San Paolo. Una Repubblica nata ottant’anni fa nella Penisola, ma che continua a vivere ogni giorno anche qui, dall’altra parte dell’Atlantico, nel lavoro delle istituzioni, nell’impegno delle associazioni e nel cuore di centinaia di migliaia di italiani e discendenti che mantengono saldo il filo della propria storia. E se ogni Console lascia un’impronta nel luogo che serve, quella di Domenico Fornara resterà legata all’idea di una presenza italiana più forte, più moderna e più vicina alla propria comunità. Un’eredità che il suo successore sarà chiamato a raccogliere e sviluppare. Giuseppe Arnò ASIB

The post L’ultimo 2 Giugno di Domenico Fornara: una Repubblica che vive oltre l’oceano appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
La Festa della Repubblica a San Paolo diventa occasione di bilanci e gratitudine. Si chiude un mandato che ha accompagnato la crescita della più grande comunità italiana all’estero, rafforzando il dialogo tra Italia e Brasile.

X

“Ottant’anni di Repubblica e quattro anni di servizio alla più grande comunità italiana all’estero: il Console Generale Domenico Fornara durante la celebrazione del 2 Giugno a San Paolo.”

 

Ci sono celebrazioni che vanno oltre il protocollo. Ricorrenze che, pur nel rispetto della forma istituzionale, riescono a raccontare una storia fatta di persone, appartenenza e memoria collettiva. La Festa della Repubblica Italiana celebrata il 2 giugno a San Paolo è stata una di queste.

Nell’anno in cui l’Italia ricorda l’ottantesimo anniversario del referendum del 1946, che consegnò al Paese la scelta repubblicana e aprì per la prima volta alle donne le porte del voto nazionale, la ricorrenza ha assunto nella metropoli brasiliana un significato ancora più particolare. È stata infatti l’ultima Festa della Repubblica presieduta dal Console Generale Domenico Fornara, che il prossimo 28 luglio concluderà il proprio mandato e farà ritorno a Roma dopo quattro anni trascorsi alla guida della sede consolare italiana più importante del mondo per numero di cittadini amministrati.

Davanti a una platea composta da autorità, rappresentanti delle istituzioni, imprenditori, associazioni e membri della vasta comunità italiana e italo-brasiliana, il Console ha ripercorso il significato della data fondativa della Repubblica e, al tempo stesso, ha offerto una riflessione sul cammino compiuto dal Consolato Generale in questi anni.

I numeri illustrati durante la serata raccontano una realtà in continua espansione. Migliaia di pratiche, passaporti, riconoscimenti di cittadinanza e servizi erogati testimoniano un’attività intensa, spesso silenziosa agli occhi del grande pubblico, ma essenziale per mantenere vivo il legame tra l’Italia e i suoi figli sparsi nel mondo. Una crescita tale da rendere la circoscrizione di San Paolo paragonabile, per dimensioni, a una grande città italiana.

Ma ridurre questi quattro anni a una sequenza di statistiche sarebbe ingeneroso. L’eredità più significativa del mandato di Domenico Fornara appare forse in un altro dato, meno misurabile ma più duraturo: il rafforzamento del rapporto umano e istituzionale tra Italia e Brasile.

In un periodo caratterizzato da profonde trasformazioni sociali, economiche e normative, il Consolato Generale ha saputo consolidare la propria presenza sul territorio, promuovendo la cultura italiana, sostenendo le relazioni economiche bilaterali e valorizzando il ruolo delle associazioni che da decenni custodiscono l’identità italiana oltreoceano.

Tra i ricordi destinati a rimanere nella memoria collettiva vi è certamente la visita del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel 2024, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell’immigrazione italiana in Brasile. Un evento che ha rappresentato non soltanto un momento di prestigio istituzionale, ma il riconoscimento del contributo che generazioni di emigrati italiani hanno offerto alla costruzione del Brasile moderno.

Non è stata casuale, dunque, l’emozione che ha accompagnato le parole con cui il Console ha salutato la comunità. Nei suoi ringraziamenti si è percepita la consapevolezza che l’attività diplomatica non si misura soltanto nei risultati amministrativi, ma anche nelle relazioni umane costruite giorno dopo giorno.

La serata è proseguita nel segno della convivialità, valore profondamente italiano. Un ricco buffet ispirato alle tradizioni gastronomiche della Penisola ha accompagnato l’incontro tra ospiti provenienti da mondi diversi ma uniti da radici comuni. La musica di White Mary ha aggiunto una nota contemporanea alla celebrazione, dimostrando come l’Italia continui a rinnovarsi senza rinunciare alla propria identità.

Alla fine della serata, al di là dei discorsi ufficiali e delle fotografie di rito, è rimasta una sensazione condivisa: quella di una comunità viva, orgogliosa delle proprie origini e capace di guardare al futuro senza dimenticare il passato.

È forse questo il significato più autentico del 2 Giugno celebrato a San Paolo. Una Repubblica nata ottant’anni fa nella Penisola, ma che continua a vivere ogni giorno anche qui, dall’altra parte dell’Atlantico, nel lavoro delle istituzioni, nell’impegno delle associazioni e nel cuore di centinaia di migliaia di italiani e discendenti che mantengono saldo il filo della propria storia.

E se ogni Console lascia un’impronta nel luogo che serve, quella di Domenico Fornara resterà legata all’idea di una presenza italiana più forte, più moderna e più vicina alla propria comunità. Un’eredità che il suo successore sarà chiamato a raccogliere e sviluppare.

Giuseppe Arnò
ASIB

The post L’ultimo 2 Giugno di Domenico Fornara: una Repubblica che vive oltre l’oceano appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/lultimo-2-giugno-di-domenico-fornara-una-repubblica-che-vive-oltre-loceano/feed/ 0
Nel fascino dei Caraibi: il Lions Club rafforza la cooperazione internazionale https://lagazzetta-online.com/nel-fascino-dei-caraibi-il-lions-club-rafforza-la-cooperazione-internazionale/ https://lagazzetta-online.com/nel-fascino-dei-caraibi-il-lions-club-rafforza-la-cooperazione-internazionale/#respond Tue, 02 Jun 2026 22:16:42 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=19464 Il presidente Don Paolo Baratta ospite in Martinica per promuovere progetti comuni nella lotta contro cancro e diabete MARTINICA – Prosegue nel segno della cooperazione internazionale l’attività del Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibaritide Valle dell’Esaro di Castrovillari. Il presidente, dott. Don Paolo Baratta, è stato ospite il 1° giugno di una conviviale che ha riunito diversi Lions Club dei Caraibi, in un incontro dedicato al rafforzamento dei rapporti tra le associazioni e alla definizione di future iniziative comuni. Al centro del confronto, la volontà di sviluppare progetti di collaborazione a sostegno della ricerca e della prevenzione contro il cancro e il diabete, patologie che rappresentano una delle principali sfide sanitarie a livello globale. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di dialogo e condivisione tra realtà territoriali geograficamente lontane ma unite dagli stessi ideali di servizio e solidarietà che contraddistinguono il movimento lionistico internazionale. In segno di amicizia e di reciproca stima, al presidente Baratta sono stati consegnati i guidoncini dei club partecipanti, simbolo di un legame destinato a consolidarsi nel tempo sotto il motto lionistico “We Serve”. Alla conviviale hanno preso parte numerose autorità lionistiche dell’area caraibica, tra cui: Jacqueline Mangatale, Past Governatore 2009-2010; Philippe Fibleuil, presidente del Lions Club Côte Caraïbes; Jean-Michel Christin, presidente del Lions Club Baie des Flamands e presidente di Zona 2026-2027; Christian Melt, presidente della Commissione Poster per la Pace e segretario del Lions Club Fort Saint Louis; Max Jean-Baptiste, presidente del Lions Club des Trois Îlets; Vanessa Jean-Baptiste, presidente di Zona 2024-2025 del Lions Club de Rivière Salée. L’iniziativa conferma come il volontariato moderno richieda sempre più una visione internazionale e una rete di collaborazioni capaci di superare confini e distanze. Un percorso che vede il Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibaritide Valle dell’Esaro protagonista nel costruire ponti di solidarietà tra il territorio calabrese e le comunità del mondo. “Insieme possiamo, insieme serviamo, insieme cresciamo”: un messaggio che, dalla Martinica, rilancia il valore universale del servizio e dell’impegno condiviso a favore della collettività.   di Redazione

The post Nel fascino dei Caraibi: il Lions Club rafforza la cooperazione internazionale appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
Il presidente Don Paolo Baratta ospite in Martinica per promuovere progetti comuni nella lotta contro cancro e diabete


Don Paolo Baratta

MARTINICA – Prosegue nel segno della cooperazione internazionale l’attività del Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibaritide Valle dell’Esaro di Castrovillari. Il presidente, dott. Don Paolo Baratta, è stato ospite il 1° giugno di una conviviale che ha riunito diversi Lions Club dei Caraibi, in un incontro dedicato al rafforzamento dei rapporti tra le associazioni e alla definizione di future iniziative comuni.

Al centro del confronto, la volontà di sviluppare progetti di collaborazione a sostegno della ricerca e della prevenzione contro il cancro e il diabete, patologie che rappresentano una delle principali sfide sanitarie a livello globale.

L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di dialogo e condivisione tra realtà territoriali geograficamente lontane ma unite dagli stessi ideali di servizio e solidarietà che contraddistinguono il movimento lionistico internazionale.

In segno di amicizia e di reciproca stima, al presidente Baratta sono stati consegnati i guidoncini dei club partecipanti, simbolo di un legame destinato a consolidarsi nel tempo sotto il motto lionistico “We Serve”.

Alla conviviale hanno preso parte numerose autorità lionistiche dell’area caraibica, tra cui:

  • Jacqueline Mangatale, Past Governatore 2009-2010;
  • Philippe Fibleuil, presidente del Lions Club Côte Caraïbes;
  • Jean-Michel Christin, presidente del Lions Club Baie des Flamands e presidente di Zona 2026-2027;
  • Christian Melt, presidente della Commissione Poster per la Pace e segretario del Lions Club Fort Saint Louis;
  • Max Jean-Baptiste, presidente del Lions Club des Trois Îlets;
  • Vanessa Jean-Baptiste, presidente di Zona 2024-2025 del Lions Club de Rivière Salée.

L’iniziativa conferma come il volontariato moderno richieda sempre più una visione internazionale e una rete di collaborazioni capaci di superare confini e distanze. Un percorso che vede il Lions Club Castello Aragonese Pollino Sibaritide Valle dell’Esaro protagonista nel costruire ponti di solidarietà tra il territorio calabrese e le comunità del mondo.

“Insieme possiamo, insieme serviamo, insieme cresciamo”: un messaggio che, dalla Martinica, rilancia il valore universale del servizio e dell’impegno condiviso a favore della collettività.

 

di Redazione

The post Nel fascino dei Caraibi: il Lions Club rafforza la cooperazione internazionale appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/nel-fascino-dei-caraibi-il-lions-club-rafforza-la-cooperazione-internazionale/feed/ 0
EDITORIALE GIUGNO 2026 https://lagazzetta-online.com/editoriale-giugno-2026/ https://lagazzetta-online.com/editoriale-giugno-2026/#respond Sat, 30 May 2026 19:43:42 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=19422 Il ritorno dei fantasmi Dai manicomi all’Intelligenza Artificiale, passando per le moschee scolastiche e le toghe sotto esame: il progresso inciampa, torna indietro e scopre che il mondo è ancora nelle mani dell’uomo. Purtroppo. Mentre Mosca continua a minacciare l’Ucraina con nuovi raid e i morti si accumulano ormai con la stessa freddezza con cui si contano i dividendi di Borsa, qualcuno, miracolo statistico, ha ancora un frammento di sale in zucca e propone il ripristino dei manicomi.La notizia ha scandalizzato i professionisti del progresso obbligatorio, quelli che negli ultimi quarant’anni hanno abolito tutto: autorità, limiti, controllo, responsabilità, buon senso. Salvo poi stupirsi se il risultato finale somiglia a un condominio amministrato da Nerone durante un blackout. Eppure il fenomeno è interessante.Molte cose che il Novecento aveva archiviato come “anacronistiche” stanno tornando. I manicomi, le case chiuse, le frontiere, l’educazione severa, la necessità di distinguere tra libertà e anarchia. Persino il concetto che non tutte le idee abbiano diritto alla stessa dignità intellettuale. Nietzsche parlava dell’eterno ritorno. Noi, più modestamente, assistiamo al ritorno dell’evidenza. Perché il problema non è mai stato abolire certe strutture: il problema era sostituirle con qualcosa di migliore. E il nuovo ordine sociale, progettato dal liberalismo effervescente e dalle utopie sociologiche da aperitivo universitario, semplicemente non ha funzionato.L’esperimento è fallito. Come quasi tutti gli esperimenti condotti sull’uomo da chi considera l’uomo materiale da laboratorio. Oggi viviamo in un mondo dove è diventato difficile capire se i pazzi siano aumentati davvero o se abbiano semplicemente ottenuto accesso ai centri decisionali.Che esistano diversi stadi di pericolosità è scientificamente provato. Che alcune sfere del potere siano finite in mani squilibrate è invece dimostrato dall’agenda quotidiana. E allora si torna indietro. Non per nostalgia, ma per sopravvivenza. Nel frattempo, mentre la politica litiga sulle macerie della logica, arriva perfino il nuovo pontefice, Papa Leone XIV, che nell’enciclica Magnifica Humanitas mette in guardia contro il paradigma tecnocratico, denuncia le nuove schiavitù digitali e invita a “disarmare” l’Intelligenza Artificiale.Non perché la macchina sia malvagia, ma perché l’uomo rischia di diventare pigro abbastanza da consegnarle il proprio cervello in comodato d’uso. Ed è qui il punto centrale. L’IA non fa paura perché pensa, ma fa paura perché molti hanno smesso di farlo. Ogni grande invenzione umana porta con sé progresso e rischio. La stampa diffuse cultura e propaganda; la televisione informò e rincitrullì; Internet collegò il mondo e isolò gli individui. L’Intelligenza Artificiale potrà curare malattie, accelerare ricerca, migliorare la vita. Oppure potrà diventare l’arma definitiva nelle mani del primo squilibrato convinto di essere Napoleone con accesso ai codici nucleari. Ed è questo il vero incubo contemporaneo: non la macchina che domina l’uomo, ma l’uomo che abdica a sé stesso. Ci sarà sempre un pazzo in un pazzo venerdì, sempre più pazzo, per citare il film del 2025 diretto da Nisha Ganatra, pronto a premere il bottone sbagliato nel momento sbagliato.La differenza è che un tempo distruggeva il cortile del paese; oggi può cancellare mezzo pianeta dal satellite. E mentre il mondo balla sul Titanic digitale, la cronaca interna riesce persino a superare la fantasia. Forza Italia rilancia la responsabilità civile dei magistrati; la Lega rivendica la battaglia come propria; il 3 giugno si annuncia l’ennesimo showdown da salotto istituzionale. Nel frattempo, un ex dirigente dell’Olp compare nelle liste del Movimento 5 Stelle e qualcuno pensa persino di affidargli l’assessorato alla Pace, in una di quelle ironie che neppure il miglior sceneggiatore oserebbe proporre sobriamente. Poi c’è il caso Venezia, con il video di uno straniero che, direttamente dall’aula di voto, dispenserebbe consigli elettorali ai propri connazionali a favore di un certo partito. Globalizzazione democratica, la chiamano; ci sono le benedizioni elettorali ai candidati musulmani; ci sono le scuole che organizzano visite in moschea in nome della laicità, spiegando che oltre il 30% degli studenti è musulmano. Ora, sia chiaro: conoscere culture diverse è civiltà.Ma spacciare ogni trasformazione sociale come inevitabile progresso è propaganda. E soprattutto è pericoloso quando chi governa non distingue più integrazione da sostituzione culturale, dialogo da resa, tolleranza da paura di dire “no”. In questo panorama da teatro dell’assurdo, resta almeno una consolazione: lo sport. Luna Rossa Prada Pirelli Team vola verso Napoli dopo il trionfo sui neozelandesi negli Ac40 e ricorda agli italiani che competere, ogni tanto, è ancora consentito senza chiedere scusa.E poi c’è lui: Andrea Kimi Antonelli. Quattro vittorie consecutive, talento smisurato, faccia pulita e velocità feroce. Davanti a lui, sul podio, undici titoli mondiali compressi in uno specchietto retrovisore. Dietro, un mondo che discute quote, ideologie, algoritmi, identità fluide e tribunali permanenti della morale. Kimi corre. E basta. Forse è per questo che ci piace.Perché nello sport, almeno per qualche minuto, il cronometro resta più onesto della politica e meno bugiardo dei social. E allora sì, fermiamoci un istante.Come osservava Stefan Zweig, anche la pausa fa parte della musica. Il problema è che l’umanità continua a suonare strumenti potentissimi senza aver imparato la partitura.Abbiamo l’energia atomica, l’Intelligenza Artificiale, la finanza globale, gli arsenali spaziali e la comunicazione istantanea. Abbiamo tutto. Tranne la saggezza proporzionata alla forza che possediamo. E questa, purtroppo, nessun algoritmo potrà mai installarla automaticamente. Giuseppe Arnò * Foto:Canva remixed

The post EDITORIALE GIUGNO 2026 appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
Il ritorno dei fantasmi

Dai manicomi all’Intelligenza Artificiale, passando per le moschee scolastiche e le toghe sotto esame: il progresso inciampa, torna indietro e scopre che il mondo è ancora nelle mani dell’uomo. Purtroppo.

Mentre Mosca continua a minacciare l’Ucraina con nuovi raid e i morti si accumulano ormai con la stessa freddezza con cui si contano i dividendi di Borsa, qualcuno, miracolo statistico, ha ancora un frammento di sale in zucca e propone il ripristino dei manicomi.
La notizia ha scandalizzato i professionisti del progresso obbligatorio, quelli che negli ultimi quarant’anni hanno abolito tutto: autorità, limiti, controllo, responsabilità, buon senso. Salvo poi stupirsi se il risultato finale somiglia a un condominio amministrato da Nerone durante un blackout.

Eppure il fenomeno è interessante.
Molte cose che il Novecento aveva archiviato come “anacronistiche” stanno tornando. I manicomi, le case chiuse, le frontiere, l’educazione severa, la necessità di distinguere tra libertà e anarchia. Persino il concetto che non tutte le idee abbiano diritto alla stessa dignità intellettuale.

Nietzsche parlava dell’eterno ritorno. Noi, più modestamente, assistiamo al ritorno dell’evidenza.

Perché il problema non è mai stato abolire certe strutture: il problema era sostituirle con qualcosa di migliore. E il nuovo ordine sociale, progettato dal liberalismo effervescente e dalle utopie sociologiche da aperitivo universitario, semplicemente non ha funzionato.
L’esperimento è fallito. Come quasi tutti gli esperimenti condotti sull’uomo da chi considera l’uomo materiale da laboratorio.

Oggi viviamo in un mondo dove è diventato difficile capire se i pazzi siano aumentati davvero o se abbiano semplicemente ottenuto accesso ai centri decisionali.
Che esistano diversi stadi di pericolosità è scientificamente provato. Che alcune sfere del potere siano finite in mani squilibrate è invece dimostrato dall’agenda quotidiana.

E allora si torna indietro. Non per nostalgia, ma per sopravvivenza.

Nel frattempo, mentre la politica litiga sulle macerie della logica, arriva perfino il nuovo pontefice, Papa Leone XIV, che nell’enciclica Magnifica Humanitas mette in guardia contro il paradigma tecnocratico, denuncia le nuove schiavitù digitali e invita a “disarmare” l’Intelligenza Artificiale.
Non perché la macchina sia malvagia, ma perché l’uomo rischia di diventare pigro abbastanza da consegnarle il proprio cervello in comodato d’uso.

Ed è qui il punto centrale.

L’IA non fa paura perché pensa, ma fa paura perché molti hanno smesso di farlo.

Ogni grande invenzione umana porta con sé progresso e rischio. La stampa diffuse cultura e propaganda; la televisione informò e rincitrullì; Internet collegò il mondo e isolò gli individui. L’Intelligenza Artificiale potrà curare malattie, accelerare ricerca, migliorare la vita. Oppure potrà diventare l’arma definitiva nelle mani del primo squilibrato convinto di essere Napoleone con accesso ai codici nucleari.

Ed è questo il vero incubo contemporaneo: non la macchina che domina l’uomo, ma l’uomo che abdica a sé stesso.

Ci sarà sempre un pazzo in un pazzo venerdì, sempre più pazzo, per citare il film del 2025 diretto da Nisha Ganatra, pronto a premere il bottone sbagliato nel momento sbagliato.
La differenza è che un tempo distruggeva il cortile del paese; oggi può cancellare mezzo pianeta dal satellite.

E mentre il mondo balla sul Titanic digitale, la cronaca interna riesce persino a superare la fantasia.

Forza Italia rilancia la responsabilità civile dei magistrati; la Lega rivendica la battaglia come propria; il 3 giugno si annuncia l’ennesimo showdown da salotto istituzionale. Nel frattempo, un ex dirigente dell’Olp compare nelle liste del Movimento 5 Stelle e qualcuno pensa persino di affidargli l’assessorato alla Pace, in una di quelle ironie che neppure il miglior sceneggiatore oserebbe proporre sobriamente.

Poi c’è il caso Venezia, con il video di uno straniero che, direttamente dall’aula di voto, dispenserebbe consigli elettorali ai propri connazionali a favore di un certo partito. Globalizzazione democratica, la chiamano; ci sono le benedizioni elettorali ai candidati musulmani; ci sono le scuole che organizzano visite in moschea in nome della laicità, spiegando che oltre il 30% degli studenti è musulmano.

Ora, sia chiaro: conoscere culture diverse è civiltà.
Ma spacciare ogni trasformazione sociale come inevitabile progresso è propaganda. E soprattutto è pericoloso quando chi governa non distingue più integrazione da sostituzione culturale, dialogo da resa, tolleranza da paura di dire “no”.

In questo panorama da teatro dell’assurdo, resta almeno una consolazione: lo sport.

Luna Rossa Prada Pirelli Team vola verso Napoli dopo il trionfo sui neozelandesi negli Ac40 e ricorda agli italiani che competere, ogni tanto, è ancora consentito senza chiedere scusa.
E poi c’è lui: Andrea Kimi Antonelli. Quattro vittorie consecutive, talento smisurato, faccia pulita e velocità feroce. Davanti a lui, sul podio, undici titoli mondiali compressi in uno specchietto retrovisore. Dietro, un mondo che discute quote, ideologie, algoritmi, identità fluide e tribunali permanenti della morale.

Kimi corre. E basta.

Forse è per questo che ci piace.
Perché nello sport, almeno per qualche minuto, il cronometro resta più onesto della politica e meno bugiardo dei social.

E allora sì, fermiamoci un istante.
Come osservava Stefan Zweig, anche la pausa fa parte della musica.

Il problema è che l’umanità continua a suonare strumenti potentissimi senza aver imparato la partitura.
Abbiamo l’energia atomica, l’Intelligenza Artificiale, la finanza globale, gli arsenali spaziali e la comunicazione istantanea. Abbiamo tutto.

Tranne la saggezza proporzionata alla forza che possediamo.

E questa, purtroppo, nessun algoritmo potrà mai installarla automaticamente.

Giuseppe Arnò

*

Foto:Canva remixed

The post EDITORIALE GIUGNO 2026 appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/editoriale-giugno-2026/feed/ 0
Ferrari vive di passato. Il presente, invece, la umilia https://lagazzetta-online.com/ferrari-vive-di-passato-il-presente-invece-la-umilia/ https://lagazzetta-online.com/ferrari-vive-di-passato-il-presente-invece-la-umilia/#respond Sat, 30 May 2026 19:38:51 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=19458 Da Schumacher e Todt ai pellegrinaggi dei tifosi: il miracolo continua a non arrivare     C’era una volta una Ferrari che vinceva. E non si tratta di una leggenda tramandata dai nonni davanti al camino, ma di una realtà che milioni di appassionati ricordano ancora benissimo. Erano i tempi di Michael Schumacher e Jean Todt, gli artefici di una delle più straordinarie epopee sportive della Formula 1. Poi la corsa finì. Da allora sono passati direttori sportivi, ingegneri, strateghi, piloti e salvatori della patria annunciati. Sono cambiati regolamenti, motori, gomme e persino le piste. L’unica cosa rimasta immutata è l’attesa del ritorno alla gloria. Ma la resurrezione è materia per santi. E così i tifosi della Ferrari, sparsi nei cinque continenti, continuano a pregare. Pregano davanti al televisore, durante le qualifiche e, nei casi più gravi, persino durante il pranzo della domenica. Le grazie, però, tardano ad arrivare. Viene il sospetto che San Cristoforo, protettore degli automobilisti, si sia stancato delle stravaganze di Maranello e abbia deciso di togliere il proprio patrocinio. Oppure che qualcuno, per eccesso di prudenza, abbia sistemato sul cruscotto delle monoposto la celebre immaginetta con la scritta: «Non correre, papà». Quale che sia la spiegazione, il risultato cambia poco. La Ferrari continua a far battere i cuori, ma troppo spesso lo fa con gli effetti collaterali di una visita cardiologica. Perché una scuderia che porta sulle spalle il peso della propria storia e l’onore di essere la squadra più famosa del mondo non può vivere soltanto di ricordi. I piloti contano, certo. Ma senza una vettura competitiva anche il talento più cristallino finisce per trasformarsi in una consolazione domenicale. E quando le sconfitte diventano una consuetudine, il prestigio del passato smette di essere una risorsa e si trasforma in un peso. La Ferrari non ha bisogno di una mano di vernice. Ha bisogno di reinventarsi. Da cima a fondo. Nel frattempo i tifosi continueranno a fare ciò che fanno da quasi vent’anni: sperare. È una forma di fede sportiva che resiste alle classifiche, alle statistiche e perfino all’evidenza. Parafrasando Cicerone, viene da chiedersi: «Fino a quando, o Ferrari, abuserai della pazienza dei tuoi tifosi?». Forse la risposta è nascosta proprio nella natura del ferrarista. Una creatura singolare che soffre, protesta, impreca contro strategie e motori, giura di averne abbastanza e poi, puntualmente, la domenica successiva si ripresenta davanti allo schermo. La Ferrari, in fondo, è diventata come certi antichi nobili decaduti: vive in un palazzo pieno di ritratti degli antenati e racconta agli ospiti quanto fosse grande la famiglia. I tifosi ascoltano con rispetto e perfino con affetto. Ma, prima o poi, qualcuno domanda quando arriverà il prossimo erede capace di vincere una corsa invece di una commemorazione. Giuseppe Arnò * Foto archivio Lagazzetta

The post Ferrari vive di passato. Il presente, invece, la umilia appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
Da Schumacher e Todt ai pellegrinaggi dei tifosi: il miracolo continua a non arrivare

 

 

C’era una volta una Ferrari che vinceva. E non si tratta di una leggenda tramandata dai nonni davanti al camino, ma di una realtà che milioni di appassionati ricordano ancora benissimo. Erano i tempi di Michael Schumacher e Jean Todt, gli artefici di una delle più straordinarie epopee sportive della Formula 1.

Poi la corsa finì.

Da allora sono passati direttori sportivi, ingegneri, strateghi, piloti e salvatori della patria annunciati. Sono cambiati regolamenti, motori, gomme e persino le piste. L’unica cosa rimasta immutata è l’attesa del ritorno alla gloria.

Ma la resurrezione è materia per santi.

E così i tifosi della Ferrari, sparsi nei cinque continenti, continuano a pregare. Pregano davanti al televisore, durante le qualifiche e, nei casi più gravi, persino durante il pranzo della domenica. Le grazie, però, tardano ad arrivare.

Viene il sospetto che San Cristoforo, protettore degli automobilisti, si sia stancato delle stravaganze di Maranello e abbia deciso di togliere il proprio patrocinio. Oppure che qualcuno, per eccesso di prudenza, abbia sistemato sul cruscotto delle monoposto la celebre immaginetta con la scritta: «Non correre, papà».

Quale che sia la spiegazione, il risultato cambia poco.

La Ferrari continua a far battere i cuori, ma troppo spesso lo fa con gli effetti collaterali di una visita cardiologica. Perché una scuderia che porta sulle spalle il peso della propria storia e l’onore di essere la squadra più famosa del mondo non può vivere soltanto di ricordi.

I piloti contano, certo. Ma senza una vettura competitiva anche il talento più cristallino finisce per trasformarsi in una consolazione domenicale. E quando le sconfitte diventano una consuetudine, il prestigio del passato smette di essere una risorsa e si trasforma in un peso.

La Ferrari non ha bisogno di una mano di vernice. Ha bisogno di reinventarsi. Da cima a fondo.

Nel frattempo i tifosi continueranno a fare ciò che fanno da quasi vent’anni: sperare. È una forma di fede sportiva che resiste alle classifiche, alle statistiche e perfino all’evidenza.

Parafrasando Cicerone, viene da chiedersi:

«Fino a quando, o Ferrari, abuserai della pazienza dei tuoi tifosi?».

Forse la risposta è nascosta proprio nella natura del ferrarista. Una creatura singolare che soffre, protesta, impreca contro strategie e motori, giura di averne abbastanza e poi, puntualmente, la domenica successiva si ripresenta davanti allo schermo.

La Ferrari, in fondo, è diventata come certi antichi nobili decaduti: vive in un palazzo pieno di ritratti degli antenati e racconta agli ospiti quanto fosse grande la famiglia. I tifosi ascoltano con rispetto e perfino con affetto.

Ma, prima o poi, qualcuno domanda quando arriverà il prossimo erede capace di vincere una corsa invece di una commemorazione.

Giuseppe Arnò

*

Foto archivio Lagazzetta

The post Ferrari vive di passato. Il presente, invece, la umilia appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/ferrari-vive-di-passato-il-presente-invece-la-umilia/feed/ 0
Gli ultimi ostaggi del castrochavismo https://lagazzetta-online.com/gli-ultimi-ostaggi-del-castrochavismo/ https://lagazzetta-online.com/gli-ultimi-ostaggi-del-castrochavismo/#respond Sat, 30 May 2026 17:52:45 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=19453 Bolivia, tensioni a La Paz ed El Alto: tra proteste, accuse di destabilizzazione e nuovi equilibri geopolitici regionali.     Sono trascorsi quasi sette mesi dall’insediamento del presidente Rodrigo Paz Pereira e il quadro politico e sociale della Bolivia continua ad apparire fortemente instabile. Secondo ambienti vicini all’attuale governo, il Paese avrebbe ereditato anni di deterioramento istituzionale, crisi economica, crescita del narcotraffico e progressivo indebolimento dello Stato di diritto. Tuttavia, un bilancio ufficiale e completo della situazione precedente non sarebbe ancora stato presentato pubblicamente. Nel frattempo, La Paz ed El Alto vivono da quasi un mese una situazione di forte tensione caratterizzata da blocchi stradali, proteste e difficoltà nei collegamenti. Una condizione che starebbe provocando gravi disagi alla popolazione civile, con carenze di medicinali, ossigeno e forniture essenziali segnalate da diverse fonti locali. Secondo organizzazioni civiche e osservatori dei diritti umani, il protrarsi dei blocchi rischierebbe di compromettere diritti fondamentali come la libera circolazione, l’accesso alle cure mediche e l’approvvigionamento alimentare. In particolare, vengono denunciate difficoltà nel transito delle ambulanze, episodi di violenza e tensioni crescenti nelle aree interessate dalle manifestazioni. Il governo e i suoi sostenitori ritengono che l’attuale crisi non rappresenti soltanto una protesta sociale spontanea. Secondo questa interpretazione, le tensioni si sarebbero aggravate dopo l’arresto e l’estradizione di Sebastián Marset e il conseguente contrasto con reti legate al narcotraffico regionale, attivo in diversi Paesi sudamericani. Tali ricostruzioni non hanno però trovato, almeno finora, conferme definitive sul piano giudiziario internazionale. Resta comunque diffusa, in alcuni settori politici e analitici, la convinzione che dietro parte delle proteste possano muoversi anche interessi criminali e strategie di destabilizzazione. In questo contesto, alcuni esponenti vicini all’attuale governo hanno inoltre denunciato presunte interferenze politiche esterne riconducibili ad ambienti vicini al cosiddetto “socialismo del XXI secolo” e al Gruppo di Puebla. Anche in questo caso, le accuse ipotetiche alimentano il dibattito politico regionale, ma restano oggetto di forte contrapposizione tra le diverse parti. La Bolivia continua infatti a occupare una posizione strategica nello scenario sudamericano, sia per le sue risorse naturali sia per il suo peso geopolitico. L’attuale governo viene percepito come distante dagli equilibri politici regionali riconducibili all’area del castrochavismo latinoamericano, elemento che avrebbe contribuito ad aumentare le tensioni interne ed esterne. Secondo i critici di tali modelli politici, il cosiddetto socialismo del XXI secolo starebbe attraversando nel Paese una fase di progressivo indebolimento. Per altri settori, invece, le proteste rappresenterebbero soprattutto il sintomo di profonde difficoltà economiche e sociali ancora irrisolte. In questo clima, cresce il dibattito sulla necessità di una ricostruzione istituzionale capace di rafforzare la giustizia, tutelare i diritti fondamentali e ridurre il livello di conflittualità politica che da anni attraversa il Paese. Da VIGILIA DE DDHH Y GARANTÍAS FUNDAMENTALES arriva infine un appello alla difesa della democrazia, della libertà e dei diritti umani, con l’invito a evitare ulteriori escalation di violenza e a favorire una soluzione politica e istituzionale della crisi boliviana. Coti Berdegral   Fonte: Vincenzo Tuccillo * Fotoblender mixture

The post Gli ultimi ostaggi del castrochavismo appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
Bolivia, tensioni a La Paz ed El Alto: tra proteste, accuse di destabilizzazione e nuovi equilibri geopolitici regionali.

 

Coti Berdegral

 

Sono trascorsi quasi sette mesi dall’insediamento del presidente Rodrigo Paz Pereira e il quadro politico e sociale della Bolivia continua ad apparire fortemente instabile. Secondo ambienti vicini all’attuale governo, il Paese avrebbe ereditato anni di deterioramento istituzionale, crisi economica, crescita del narcotraffico e progressivo indebolimento dello Stato di diritto. Tuttavia, un bilancio ufficiale e completo della situazione precedente non sarebbe ancora stato presentato pubblicamente.

Nel frattempo, La Paz ed El Alto vivono da quasi un mese una situazione di forte tensione caratterizzata da blocchi stradali, proteste e difficoltà nei collegamenti. Una condizione che starebbe provocando gravi disagi alla popolazione civile, con carenze di medicinali, ossigeno e forniture essenziali segnalate da diverse fonti locali.

Secondo organizzazioni civiche e osservatori dei diritti umani, il protrarsi dei blocchi rischierebbe di compromettere diritti fondamentali come la libera circolazione, l’accesso alle cure mediche e l’approvvigionamento alimentare. In particolare, vengono denunciate difficoltà nel transito delle ambulanze, episodi di violenza e tensioni crescenti nelle aree interessate dalle manifestazioni.

Il governo e i suoi sostenitori ritengono che l’attuale crisi non rappresenti soltanto una protesta sociale spontanea. Secondo questa interpretazione, le tensioni si sarebbero aggravate dopo l’arresto e l’estradizione di Sebastián Marset e il conseguente contrasto con reti legate al narcotraffico regionale, attivo in diversi Paesi sudamericani.

Tali ricostruzioni non hanno però trovato, almeno finora, conferme definitive sul piano giudiziario internazionale. Resta comunque diffusa, in alcuni settori politici e analitici, la convinzione che dietro parte delle proteste possano muoversi anche interessi criminali e strategie di destabilizzazione.

In questo contesto, alcuni esponenti vicini all’attuale governo hanno inoltre denunciato presunte interferenze politiche esterne riconducibili ad ambienti vicini al cosiddetto “socialismo del XXI secolo” e al Gruppo di Puebla. Anche in questo caso, le accuse ipotetiche alimentano il dibattito politico regionale, ma restano oggetto di forte contrapposizione tra le diverse parti.

La Bolivia continua infatti a occupare una posizione strategica nello scenario sudamericano, sia per le sue risorse naturali sia per il suo peso geopolitico. L’attuale governo viene percepito come distante dagli equilibri politici regionali riconducibili all’area del castrochavismo latinoamericano, elemento che avrebbe contribuito ad aumentare le tensioni interne ed esterne.

Secondo i critici di tali modelli politici, il cosiddetto socialismo del XXI secolo starebbe attraversando nel Paese una fase di progressivo indebolimento. Per altri settori, invece, le proteste rappresenterebbero soprattutto il sintomo di profonde difficoltà economiche e sociali ancora irrisolte.

In questo clima, cresce il dibattito sulla necessità di una ricostruzione istituzionale capace di rafforzare la giustizia, tutelare i diritti fondamentali e ridurre il livello di conflittualità politica che da anni attraversa il Paese.

Da VIGILIA DE DDHH Y GARANTÍAS FUNDAMENTALES arriva infine un appello alla difesa della democrazia, della libertà e dei diritti umani, con l’invito a evitare ulteriori escalation di violenza e a favorire una soluzione politica e istituzionale della crisi boliviana.

Coti Berdegral

 

Fonte: Vincenzo Tuccillo

*
Fotoblender mixture

The post Gli ultimi ostaggi del castrochavismo appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/gli-ultimi-ostaggi-del-castrochavismo/feed/ 0
Mimmo Leonetti e la solitudine del giusto: da Lamed Vav a “Io sono leggenda” https://lagazzetta-online.com/mimmo-leonetti-e-la-solitudine-del-giusto-da-lamed-vav-a-io-sono-leggenda/ https://lagazzetta-online.com/mimmo-leonetti-e-la-solitudine-del-giusto-da-lamed-vav-a-io-sono-leggenda/#respond Sat, 30 May 2026 16:59:10 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=19446 La tradizione ebraica dei Lamed Vav, i trentasei giusti nascosti, custodisce una delle immagini più affascinanti della responsabilità umana. Secondo la leggenda, il mondo continuerebbe a esistere grazie a trentasei uomini giusti che ignorano la propria condizione. Non sono sovrani, condottieri o legislatori: la loro forza risiede proprio nell’anonimato e nell’umiltà. A prima vista, il romanzo Io sono leggenda di Richard Matheson sembra muoversi in una direzione opposta. Robert Neville è l’ultimo uomo rimasto fedele a un’umanità ormai scomparsa. Sopravvive in un mondo che non riconosce più i valori che egli difende e che, anzi, lo considera una figura anomala. La leggenda nasce così da un paradosso: Neville è un eroe soltanto dal proprio punto di vista, mentre per i nuovi abitanti della Terra rappresenta l’ultimo residuo di un ordine destinato a scomparire. È tra questi due estremi che sembra collocarsi la voce poetica di Mimmo Leonetti. Nei versi «Io sono leggenda, ho attraversato la terra di Tracia a fianco di Spartaco», l’autore non assume il ruolo del giusto inconsapevole né quello dell’ultimo superstite. Piuttosto, si presenta come un testimone che ha attraversato simbolicamente la storia e ne osserva gli esiti. La figura di Spartaco richiama l’idea della ribellione contro l’ingiustizia, della speranza di un riscatto possibile. Ma il tono della poesia suggerisce che quella speranza sia stata sottoposta alla prova del tempo. «Guardo l’umanità diventata immondizia, il tradimento pane quotidiano»: il giudizio è severo, ma appare soprattutto come l’espressione di una profonda disillusione nei confronti della condizione umana. In questa prospettiva si può cogliere un’eco del mito platonico della caverna. Se nel racconto di Platone chi ha visto la luce torna tra gli uomini per condividere la verità, nella poesia di Leonetti sembra emergere una figura diversa: quella di chi osserva il mondo da una distanza che non nasce dall’indifferenza, ma dalla consapevolezza delle sue contraddizioni. Anche il riferimento al numero 33, presente nel sigillo evocato dall’autore, può essere letto in chiave simbolica. Più che rinviare a specifiche interpretazioni esoteriche, esso sembra alludere a un percorso di conoscenza, a una maturazione dello sguardo. Da una parte i trentasei giusti della tradizione, inconsapevoli del proprio ruolo; dall’altra il testimone che vede e comprende. Tra queste due figure si sviluppa la tensione centrale del testo. La poesia di Leonetti sembra allora interrogarsi sul destino di chi continua a osservare quando le illusioni si sono consumate. Non l’eroe che salva il mondo, né il santo che lo redime, ma il testimone che conserva memoria delle promesse tradite e delle speranze perdute. Forse è proprio questa la dimensione della leggenda evocata dall’autore: non la gloria di chi trionfa, ma la persistenza di chi continua a raccontare ciò che ha visto. In un tempo in cui tutto sembra consumarsi rapidamente, la testimonianza diventa essa stessa una forma di resistenza. E forse il compito del giusto, oggi, non è più quello di sostenere il mondo sulle proprie spalle, ma di ricordargli ciò che rischia di diventare quando dimentica sé stesso. Mimmo Leonetti  

The post Mimmo Leonetti e la solitudine del giusto: da Lamed Vav a “Io sono leggenda” appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>

La tradizione ebraica dei Lamed Vav, i trentasei giusti nascosti, custodisce una delle immagini più affascinanti della responsabilità umana. Secondo la leggenda, il mondo continuerebbe a esistere grazie a trentasei uomini giusti che ignorano la propria condizione. Non sono sovrani, condottieri o legislatori: la loro forza risiede proprio nell’anonimato e nell’umiltà.

A prima vista, il romanzo Io sono leggenda di Richard Matheson sembra muoversi in una direzione opposta. Robert Neville è l’ultimo uomo rimasto fedele a un’umanità ormai scomparsa. Sopravvive in un mondo che non riconosce più i valori che egli difende e che, anzi, lo considera una figura anomala. La leggenda nasce così da un paradosso: Neville è un eroe soltanto dal proprio punto di vista, mentre per i nuovi abitanti della Terra rappresenta l’ultimo residuo di un ordine destinato a scomparire.

È tra questi due estremi che sembra collocarsi la voce poetica di Mimmo Leonetti. Nei versi «Io sono leggenda, ho attraversato la terra di Tracia a fianco di Spartaco», l’autore non assume il ruolo del giusto inconsapevole né quello dell’ultimo superstite. Piuttosto, si presenta come un testimone che ha attraversato simbolicamente la storia e ne osserva gli esiti.

La figura di Spartaco richiama l’idea della ribellione contro l’ingiustizia, della speranza di un riscatto possibile. Ma il tono della poesia suggerisce che quella speranza sia stata sottoposta alla prova del tempo. «Guardo l’umanità diventata immondizia, il tradimento pane quotidiano»: il giudizio è severo, ma appare soprattutto come l’espressione di una profonda disillusione nei confronti della condizione umana.

In questa prospettiva si può cogliere un’eco del mito platonico della caverna. Se nel racconto di Platone chi ha visto la luce torna tra gli uomini per condividere la verità, nella poesia di Leonetti sembra emergere una figura diversa: quella di chi osserva il mondo da una distanza che non nasce dall’indifferenza, ma dalla consapevolezza delle sue contraddizioni.

Anche il riferimento al numero 33, presente nel sigillo evocato dall’autore, può essere letto in chiave simbolica. Più che rinviare a specifiche interpretazioni esoteriche, esso sembra alludere a un percorso di conoscenza, a una maturazione dello sguardo. Da una parte i trentasei giusti della tradizione, inconsapevoli del proprio ruolo; dall’altra il testimone che vede e comprende. Tra queste due figure si sviluppa la tensione centrale del testo.

La poesia di Leonetti sembra allora interrogarsi sul destino di chi continua a osservare quando le illusioni si sono consumate. Non l’eroe che salva il mondo, né il santo che lo redime, ma il testimone che conserva memoria delle promesse tradite e delle speranze perdute.

Forse è proprio questa la dimensione della leggenda evocata dall’autore: non la gloria di chi trionfa, ma la persistenza di chi continua a raccontare ciò che ha visto. In un tempo in cui tutto sembra consumarsi rapidamente, la testimonianza diventa essa stessa una forma di resistenza.

E forse il compito del giusto, oggi, non è più quello di sostenere il mondo sulle proprie spalle, ma di ricordargli ciò che rischia di diventare quando dimentica sé stesso.

Mimmo Leonetti

 

The post Mimmo Leonetti e la solitudine del giusto: da Lamed Vav a “Io sono leggenda” appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/mimmo-leonetti-e-la-solitudine-del-giusto-da-lamed-vav-a-io-sono-leggenda/feed/ 0
Lo Chef Michele Picciallo e il suo “riso patate e cozze” https://lagazzetta-online.com/lo-chef-michele-picciallo-e-il-suo-riso-patate-e-cozze/ https://lagazzetta-online.com/lo-chef-michele-picciallo-e-il-suo-riso-patate-e-cozze/#respond Fri, 29 May 2026 01:11:08 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=19443 Articolo di Alex Ziccarelli  Oggi parliamo dello Chef Michele Picciallo, già da tempo entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia ETS con la carica di Coordinatore di Delegazione per la Regione Puglia. Classe 1963, nativo di Gravina in Puglia in provincia di Bari, posta al confine tra Puglia e Basilicata, nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, è costruita su due lati di una profonda gola ed è famosa per il suo affascinante centro storico scavato nella roccia, le chiese rupestri e il suggestivo paesaggio carsico delle “gravine” (una sorta di canyon), che le hanno dato il nome e sono state sfondo per film come 007-No Time to Die. Situata nel cuore dell’Alta Murgia, a 25 km. da Matera, è un’antica città con insediamenti preistorici e una ricca storia che spazia dalle colonizzazioni greca e romana fino al Medioevo. Ritornato in Italia dopo aver speso molti anni della sua vita in Germania con la sua famiglia, nella zona di Colonia, per 24 anni. Ha avuto, insieme ai suoi fratelli, un ristorante a Dunnwald nei pressi di Leverkusen, il Franco’s Ristorante, che nel 1990 ha ricevuto un prestigioso riconoscimento da un giornale mensile austriaco, il VIF Gourmet-Journal, come migliore cucina mediterranea, e poi, come spesso accade, decide di rientrare a casa nella sua amata Puglia. Dopo aver inizialmente prestato la sua opera in diversi ristoranti in Emilia-Romagna, a Livigno e su al Passo del Tonale, oggi è Responsabile Chef di un’azienda agricola con annesso agriturismo che si occupa, oltre all’attività di produzione ortofrutticola e all’allevamento specialmente di ovini, anche di ristorazione con prodotti a km zero, provenienti dalla stessa azienda, la Masseria Sant’Angelo di Gravina in Puglia, di proprietà di Giovanni Marchetti. Il nostro Chef Michele ha diverse qualità che lo contraddistinguono, capace ma anche appassionato e che fa dell’umiltà un valore aggiunto, distinguendosi per la semplicità delle sue creazioni, la dedizione al cliente e la capacità di trasformare la cucina in un’esperienza accessibile, valorizzando il prodotto e il territorio senza inseguire le stelle, ma piuttosto per la soddisfazione di chi mangia, avendo bene in mente che la vera arte sta nel donare gioia e non solo cibo. Recentemente, ai campionati che si sono svolti a Siderno, in provincia di Reggio Calabria, il nostro Chef Michele, ha partecipato con la squadra del Puglia Team, un gruppo di professionisti provenienti dalle varie province della regione, rappresentando la Puglia e il territorio murgiano con la sua cucina, che dei prodotti del territorio fa il suo segno distintivo. Ed è proprio nel corso della competizione nazionale che a Michele è stato consegnato un riconoscimento alla carriera, a lui che ha trascorso gran parte della sua vita in cucina e che ha meritatamente ricevuto una medaglia d’oro per il suo lungo percorso lavorativo, premio che il nostro Chef Michele ha voluto dedicare al suocero Mariano Lapolla, scomparso recentemente. Infine, dopo una vita dedicata alla ristorazione, è arrivato anche un importante riconoscimento per il nostro Chef Michele: il suo piatto di “orecchiette rivisitate” ha ottenuto un riconoscimento in una manifestazione leccese, attribuitogli per aver contribuito a diffondere la buona cucina italiana nel mondo. In ultimo, dopo una lunga esperienza come Chef presso la Masseria Sant’Angelo, da non molto, ha accettato il ruolo di Coordinatore della Gastronomia del Supermercato Rossotono dei Fratelli Costantiello in Gravina di Puglia, tra l’altro titolari di altri 7 supermercati www.rossotono.it *Ed ora eccoci alla bellissima ricetta del nostro Chef Michele Picciallo, il suo “riso patate e cozze”, conosciuto tradizionalmente come tiella barese, un celebre e tradizionale piatto della cucina pugliese. Si tratta di un ricco sformato a base di riso crudo, patate, cozze (in parte con il loro guscio), pomodorini, cipolla e pecorino, cotto al forno fino a creare una gustosa crosticina. Un’alternanza a strati resa speciale dal sapore marino e sapido dell’acqua delle cozze. La cottura al forno conferirà quell’umidità all’interno che preserverà tutti i sapori e che, unita alla croccantezza della gratinatura delle patate, darà vita ad una vera e propria prelibatezza. Ma veniamo ora agli ingredienti per 4 persone: 300 gr. di riso carnaroli, 400 gr. di cozze (tarantine, possibilmente), 400 gr. di patate, 100 gr. di sedano, 100 gr. di pecorino, pomodorini q.b., origano selvatico q.b., prezzemolo q.b., pepe q.b., brodo vegetale q.b., olio extravergine d’oliva q.b., aglio q.b., 150 gr. cipolle. Procedimento: cominciate a pulire bene le cozze con uno spazzolino, lavandole accuratamente ed eliminando la barba, quindi apritele con un coltellino, raschiate i loro gusci e sciacquatele. Apritele a metà, lasciando il mollusco in una delle due valve, avendo cura anche di raccogliere e filtrare l’acqua delle cozze in una ciotola, dopodiché mettetele in una boule con acqua di mare. Sbucciate ora le patate e tagliatele a rondelle non troppo spesse; lavate bene il sedano e i pomodorini, tagliando i pomodorini a meta’ ed il sedano e le cipolle finemente. Mettete gli ingredienti in un contenitore da forno o in uno di terracotta, quindi iniziate con le cipolle, l’aglio, il sedano, le patate, l’origano, il pepe, i pomodorini e l’olio extravergine d’oliva, facendo, quindi, uno strato di patate condite, dopodiché aggiungete le cozze e il riso, facendo un totale di 2 strati simili. In ultimo, un filo d’olio extravergine d’oliva, il pecorino ed, infine, l’acqua delle cozze e un pò di brodo che avrete già preparato in precedenza, coprendo gli ingredienti di almeno due dita. A questo punto mettete il tutto in un forno ventilato a 175 gradi C. e cucinate per 40 minuti. Il riso sarà pronto quando si sarà asciugato e le patate saranno dorate, risultando come un timballo, quindi non liquido. Si consiglia di coprire ogni contenitore con carta da forno, sia per compattare il tutto che per meglio preservare ogni profumo. Fate riposare una quindicina di minuti prima di servire. Il risultato che avrete sarà, senza ombra di dubbio, il capolavoro per eccellenza della cucina pugliese, che preparata correttamente è davvero un’arte tramandata da molte generazioni. E buona degustazione.

The post Lo Chef Michele Picciallo e il suo “riso patate e cozze” appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
Articolo di Alex Ziccarelli 

Oggi parliamo dello Chef Michele Picciallo, già da tempo entrato a far parte della famiglia di CHEF Italia ETS con la carica di Coordinatore di Delegazione per la Regione Puglia. Classe 1963, nativo di Gravina in Puglia in provincia di Bari, posta al confine tra Puglia e Basilicata, nel Parco Nazionale dell’Alta Murgia, è costruita su due lati di una profonda gola ed è famosa per il suo affascinante centro storico scavato nella roccia, le chiese rupestri e il suggestivo paesaggio carsico delle “gravine” (una sorta di canyon), che le hanno dato il nome e sono state sfondo per film come 007-No Time to Die. Situata nel cuore dell’Alta Murgia, a 25 km. da Matera, è un’antica città con insediamenti preistorici e una ricca storia che spazia dalle colonizzazioni greca e romana fino al Medioevo. Ritornato in Italia dopo aver speso molti anni della sua vita in Germania con la sua famiglia, nella zona di Colonia, per 24 anni. Ha avuto, insieme ai suoi fratelli, un ristorante a Dunnwald nei pressi di Leverkusen, il Franco’s Ristorante, che nel 1990 ha ricevuto un prestigioso riconoscimento da un giornale mensile austriaco, il VIF Gourmet-Journal, come migliore cucina mediterranea, e poi, come spesso accade, decide di rientrare a casa nella sua amata Puglia. Dopo aver inizialmente prestato la sua opera in diversi ristoranti in Emilia-Romagna, a Livigno e su al Passo del Tonale, oggi è Responsabile Chef di un’azienda agricola con annesso agriturismo che si occupa, oltre all’attività di produzione ortofrutticola e all’allevamento specialmente di ovini, anche di ristorazione con prodotti a km zero, provenienti dalla stessa azienda, la Masseria Sant’Angelo di Gravina in Puglia, di proprietà di Giovanni Marchetti. Il nostro Chef Michele ha diverse qualità che lo contraddistinguono, capace ma anche appassionato e che fa dell’umiltà un valore aggiunto, distinguendosi per la semplicità delle sue creazioni, la dedizione al cliente e la capacità di trasformare la cucina in un’esperienza accessibile, valorizzando il prodotto e il territorio senza inseguire le stelle, ma piuttosto per la soddisfazione di chi mangia, avendo bene in mente che la vera arte sta nel donare gioia e non solo cibo. Recentemente, ai campionati che si sono svolti a Siderno, in provincia di Reggio Calabria, il nostro Chef Michele, ha partecipato con la squadra del Puglia Team, un gruppo di professionisti provenienti dalle varie province della regione, rappresentando la Puglia e il territorio murgiano con la sua cucina, che dei prodotti del territorio fa il suo segno distintivo. Ed è proprio nel corso della competizione nazionale che a Michele è stato consegnato un riconoscimento alla carriera, a lui che ha trascorso gran parte della sua vita in cucina e che ha meritatamente ricevuto una medaglia d’oro per il suo lungo percorso lavorativo, premio che il nostro Chef Michele ha voluto dedicare al suocero Mariano Lapolla, scomparso recentemente. Infine, dopo una vita dedicata alla ristorazione, è arrivato anche un importante riconoscimento per il nostro Chef Michele: il suo piatto di “orecchiette rivisitate” ha ottenuto un riconoscimento in una manifestazione leccese, attribuitogli per aver contribuito a diffondere la buona cucina italiana nel mondo. In ultimo, dopo una lunga esperienza come Chef presso la Masseria Sant’Angelo, da non molto, ha accettato il ruolo di Coordinatore della Gastronomia del Supermercato Rossotono dei Fratelli Costantiello in Gravina di Puglia, tra l’altro titolari di altri 7 supermercati www.rossotono.it *Ed ora eccoci alla bellissima ricetta del nostro Chef Michele Picciallo, il suo “riso patate e cozze”, conosciuto tradizionalmente come tiella barese, un celebre e tradizionale piatto della cucina pugliese. Si tratta di un ricco sformato a base di riso crudo, patate, cozze (in parte con il loro guscio), pomodorini, cipolla e pecorino, cotto al forno fino a creare una gustosa crosticina. Un’alternanza a strati resa speciale dal sapore marino e sapido dell’acqua delle cozze. La cottura al forno conferirà quell’umidità all’interno che preserverà tutti i sapori e che, unita alla croccantezza della gratinatura delle patate, darà vita ad una vera e propria prelibatezza. Ma veniamo ora agli ingredienti per 4 persone: 300 gr. di riso carnaroli, 400 gr. di cozze (tarantine, possibilmente), 400 gr. di patate, 100 gr. di sedano, 100 gr. di pecorino, pomodorini q.b., origano selvatico q.b., prezzemolo q.b., pepe q.b., brodo vegetale q.b., olio extravergine d’oliva q.b., aglio q.b., 150 gr. cipolle. Procedimento: cominciate a pulire bene le cozze con uno spazzolino, lavandole accuratamente ed eliminando la barba, quindi apritele con un coltellino, raschiate i loro gusci e sciacquatele. Apritele a metà, lasciando il mollusco in una delle due valve, avendo cura anche di raccogliere e filtrare l’acqua delle cozze in una ciotola, dopodiché mettetele in una boule con acqua di mare. Sbucciate ora le patate e tagliatele a rondelle non troppo spesse; lavate bene il sedano e i pomodorini, tagliando i pomodorini a meta’ ed il sedano e le cipolle finemente. Mettete gli ingredienti in un contenitore da forno o in uno di terracotta, quindi iniziate con le cipolle, l’aglio, il sedano, le patate, l’origano, il pepe, i pomodorini e l’olio extravergine d’oliva, facendo, quindi, uno strato di patate condite, dopodiché aggiungete le cozze e il riso, facendo un totale di 2 strati simili. In ultimo, un filo d’olio extravergine d’oliva, il pecorino ed, infine, l’acqua delle cozze e un pò di brodo che avrete già preparato in precedenza, coprendo gli ingredienti di almeno due dita. A questo punto mettete il tutto in un forno ventilato a 175 gradi C. e cucinate per 40 minuti. Il riso sarà pronto quando si sarà asciugato e le patate saranno dorate, risultando come un timballo, quindi non liquido. Si consiglia di coprire ogni contenitore con carta da forno, sia per compattare il tutto che per meglio preservare ogni profumo. Fate riposare una quindicina di minuti prima di servire. Il risultato che avrete sarà, senza ombra di dubbio, il capolavoro per eccellenza della cucina pugliese, che preparata correttamente è davvero un’arte tramandata da molte generazioni. E buona degustazione.

The post Lo Chef Michele Picciallo e il suo “riso patate e cozze” appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/lo-chef-michele-picciallo-e-il-suo-riso-patate-e-cozze/feed/ 0