Informatica Archives - Rivista La Gazzetta https://lagazzetta-online.com/category/informatica/ Portale di Notizie Sat, 03 May 2025 16:17:24 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=6.9 https://lagazzetta-online.com/wp-content/uploads/2021/10/logo-1-150x90.png Informatica Archives - Rivista La Gazzetta https://lagazzetta-online.com/category/informatica/ 32 32 Altro che privacy: ormai siamo una rubrica ambulante https://lagazzetta-online.com/altro-che-privacy-ormai-siamo-una-rubrica-ambulante/ https://lagazzetta-online.com/altro-che-privacy-ormai-siamo-una-rubrica-ambulante/#respond Sat, 03 May 2025 16:17:24 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=16362 🐼 Tienilo per te… che a Pechino già lo sanno Taci, il nemico ti ascolta!, diceva la propaganda bellica con tanto di baffoni e frasi perentorie. Oggi non servono più microfoni nascosti nei posacenere o agenti con impermeabili beige: basta uno smartphone e un social network con sede oltre Muraglia. Ed eccoci qua, a parlare (di nuovo) del pericolo giallo. No, non quello evocato dal noto statista italiano il cui nome è meglio non fare, ché tra una legge Scelba e una circolare Fiano rischiamo di finire nei guai anche noi. Parliamo proprio di quel pericolo giallo versione 4.0, equipaggiato non con baionette ma con algoritmi e server. Nel 1927 già si intuiva che da Oriente sarebbe arrivata l’invasione. Solo che invece dei carri armati, sono arrivati i panda di TikTok, con le orecchie da cartone animato e una fame insaziabile di… dati. I nostri. Che tanto chi vuoi che se ne accorga se finiscono a Shanghai, tra un balletto virale e un tutorial di trucco? E infatti se n’è accorta l’Unione Europea, che per una volta ha fatto qualcosa di concreto: 530 milioni di euro di multa a TikTok, colpevole di aver trattato i dati personali degli utenti europei come volantini del kebabbaro all’angolo. Secondo l’autorità irlandese (sede europea della piattaforma cinese, per motivi che possiamo riassumere con “tasse basse e birra forte”), TikTok avrebbe casualmente girato i nostri dati sensibili direttamente in Cina, così, giusto per comodità. Quando gliel’hanno fatto notare, la risposta è stata da manuale del perfetto teenager colto sul fatto: “Eh? No, cioè… sì, ma solo un po’. Però non era come pensate voi!”. Il tutto, ovviamente, senza alcuna garanzia che quei dati non finissero sotto gli occhi degli zelanti funzionari cinesi, noti per la loro discrezione e la loro maniacale attenzione alla privacy altrui. E pensare che già nel 2023 TikTok aveva preso una multa da 345 milioni per aver gestito la privacy dei minori come si gestisce il cestino dell’indifferenziata: tutto dentro e via. Ora siamo al secondo round, con la Commissione europea che sembra aver finalmente alzato le sopracciglia. Certo, intanto mezzo continente continua a ballare davanti allo smartphone, ignaro che anche la sua password del Wi-Fi potrebbe già essere oggetto di discussione in qualche ministero a Pechino. Naturalmente da TikTok ribadiscono: “Mai consegnato dati al governo cinese!”. Sì, certo. Come no. E la Terra è piatta, Babbo Natale esiste e il GDPR è un libretto di istruzioni facile da capire. La verità è che siamo in ritardo, come sempre, a rincorrere una sovranità digitale che ormai ci guarda da lontano con aria sconsolata. E mentre discutiamo se sia più pericoloso il kebab o la carbonara rivisitata, i nostri dati viaggiano veloci verso est, dove li aspettano a braccia aperte, e forse anche con un bel dossier già pronto. In fondo, ci avevano avvisato. Peccato che l’abbiano fatto in bianco e nero. Noi, oggi, abbiamo bisogno di un alert a colori. Magari rosso, come la bandiera sotto cui viaggiano i nostri selfie, i contatti, e pure la cronologia di navigazione. di Redazione Foto credit: https://pngimg.com/image/20695

The post Altro che privacy: ormai siamo una rubrica ambulante appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
🐼 Tienilo per te… che a Pechino già lo sanno

Taci, il nemico ti ascolta!, diceva la propaganda bellica con tanto di baffoni e frasi perentorie. Oggi non servono più microfoni nascosti nei posacenere o agenti con impermeabili beige: basta uno smartphone e un social network con sede oltre Muraglia. Ed eccoci qua, a parlare (di nuovo) del pericolo giallo. No, non quello evocato dal noto statista italiano il cui nome è meglio non fare, ché tra una legge Scelba e una circolare Fiano rischiamo di finire nei guai anche noi. Parliamo proprio di quel pericolo giallo versione 4.0, equipaggiato non con baionette ma con algoritmi e server.

Nel 1927 già si intuiva che da Oriente sarebbe arrivata l’invasione. Solo che invece dei carri armati, sono arrivati i panda di TikTok, con le orecchie da cartone animato e una fame insaziabile di… dati. I nostri. Che tanto chi vuoi che se ne accorga se finiscono a Shanghai, tra un balletto virale e un tutorial di trucco?

E infatti se n’è accorta l’Unione Europea, che per una volta ha fatto qualcosa di concreto: 530 milioni di euro di multa a TikTok, colpevole di aver trattato i dati personali degli utenti europei come volantini del kebabbaro all’angolo. Secondo l’autorità irlandese (sede europea della piattaforma cinese, per motivi che possiamo riassumere con “tasse basse e birra forte”), TikTok avrebbe casualmente girato i nostri dati sensibili direttamente in Cina, così, giusto per comodità.

Quando gliel’hanno fatto notare, la risposta è stata da manuale del perfetto teenager colto sul fatto: “Eh? No, cioè… sì, ma solo un po’. Però non era come pensate voi!”. Il tutto, ovviamente, senza alcuna garanzia che quei dati non finissero sotto gli occhi degli zelanti funzionari cinesi, noti per la loro discrezione e la loro maniacale attenzione alla privacy altrui.

E pensare che già nel 2023 TikTok aveva preso una multa da 345 milioni per aver gestito la privacy dei minori come si gestisce il cestino dell’indifferenziata: tutto dentro e via. Ora siamo al secondo round, con la Commissione europea che sembra aver finalmente alzato le sopracciglia. Certo, intanto mezzo continente continua a ballare davanti allo smartphone, ignaro che anche la sua password del Wi-Fi potrebbe già essere oggetto di discussione in qualche ministero a Pechino.

Naturalmente da TikTok ribadiscono: “Mai consegnato dati al governo cinese!”. Sì, certo. Come no. E la Terra è piatta, Babbo Natale esiste e il GDPR è un libretto di istruzioni facile da capire.

La verità è che siamo in ritardo, come sempre, a rincorrere una sovranità digitale che ormai ci guarda da lontano con aria sconsolata. E mentre discutiamo se sia più pericoloso il kebab o la carbonara rivisitata, i nostri dati viaggiano veloci verso est, dove li aspettano a braccia aperte, e forse anche con un bel dossier già pronto.

In fondo, ci avevano avvisato. Peccato che l’abbiano fatto in bianco e nero. Noi, oggi, abbiamo bisogno di un alert a colori. Magari rosso, come la bandiera sotto cui viaggiano i nostri selfie, i contatti, e pure la cronologia di navigazione.

di Redazione

Foto credit: https://pngimg.com/image/20695

The post Altro che privacy: ormai siamo una rubrica ambulante appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/altro-che-privacy-ormai-siamo-una-rubrica-ambulante/feed/ 0
L’allerta sugli iPhone https://lagazzetta-online.com/lallerta-sugli-iphone/ https://lagazzetta-online.com/lallerta-sugli-iphone/#respond Sun, 22 Sep 2024 02:00:00 +0000 https://lagazzetta-online.com/?p=14514 “Se avete uno di questi modelli, buttatelo subito”. L’allerta sugli iPhone Ad avvertire i consumatori è Jake Moore, consulente globale per la sicurezza informatica di ESE, un’azienda che offre soluzioni software. Il problema – ha spiegato – ha a che fare con dei mancati aggiornamenti su alcuni dispositivi. Niccolò Ellena 19 Giugno 2024 – 19:04 Ascolta ora     La sicurezza informatica dei dispositivi che utilizziamo quotidianamente è molto importante: non curarsene significa esporre i nostri device e i dati al loro interno a costanti pericoli. Capita tuttavia che a volte il mancato aggiornamento di un dispositivo non sia colpa del proprietario, ma dell’azienda che lo produce. In tal senso, Jake Moore, consulente globale per la sicurezza informatica di ESE, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, ha detto: “Ci sono tanti vecchi iPhone ancora in circolazione che non ricevono più gli aggiornamenti rispetto alle patch di sicurezza. Una volta individuata la vulnerabilità, questa può essere rapidamente sfruttata dagli aggressori e diretta contro chiunque abbia dispositivi senza patch. Le persone che utilizzano iPhone senza patch in garanzia, anche se è frustrante, dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di sostituirli con un dispositivo più nuovo e più sicuro“. Questa affermazione, com’è comprensibile, ha mandato in allarme i consumatori, è quindi opportuno spiegare che cosa intendesse l’esperto. Come funzionano gli aggiornamenti su smartphone Per comprendere l’affermazione di Moore, è fondamentale spiegare che cosa si intende per “aggiornamento”. Con questo termine, infatti, non si individua solamente un concetto, ma almeno due. Il primo tipo interessa i sistemi operativi che animano i dispositivi. Per esempio, su iPhone al momento è presente – se il dispositivo è aggiornato correttamente – iOS 17.5, e presto arriverà la versione successiva. Questo primo tipo di update generalmente riguarda la veste grafica del software e, più in generale, le sue funzionalità operative. Esiste poi un secondo genere di aggiornamento, assimilabile al primo ma potenzialmente molto più importante per la funzione che svolge. Si tratta di un tipo di update che serve a installare le nuove patch di sicurezza, ossia gli aggiornamenti finalizzati a correggere le vulnerabilità. Quali sono i dispositivi a rischio: iPhone ma non solo Queste due tipologie di aggiornamenti non vanno confuse, poiché spesso non vanno di pari passo. Capita infatti che un dispositivo – sia esso uno smartphone o un pc – venga periodicamente dotato di una veste grafica più attraente, ma che le patch di sicurezza non vengano aggiornate, rendendolo quindi esposto a dei rischi. Due degli ultimi dispositivi più diffusi che devono fare a meno dell’aggiornamento delle patch di sicurezza sono l’iPhone 6 e l’iPhone 6s (e precedenti), ancora oggi molto diffusi. Questo problema, inoltre, interessa in particolar modo il mondo di Android che, rispetto a quello Apple, è popolato di numerosi dispositivi di fascia medio-bassa che finiscono per essere “abbandonati a loro stessi” (almeno per quanto riguarda l’aggiornamento delle patch) molto prima di quelli dell’azienda di Cupertino. Ad ogni modo, l’avvertimento di Moore è un ottimo modo per riportare l’attenzione su un tema spesso trascurato, ossia quello della sicurezza informatica sui nostri smartphone. Adesso, magari, i consumatori preoccupati saranno maggiormente invogliati a controllare che i loro dispositivi siano aggiornati correttamente e, di conseguenza, sicuri. Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/hardware-e-software/iphone-lesperto-avverte-se-avete-questi-modelli-buttatelo-2336472.html   

The post L’allerta sugli iPhone appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>

“Se avete uno di questi modelli, buttatelo subito”. L’allerta sugli iPhone

Ad avvertire i consumatori è Jake Moore, consulente globale per la sicurezza informatica di ESE, un’azienda che offre soluzioni software. Il problema – ha spiegato – ha a che fare con dei mancati aggiornamenti su alcuni dispositivi.

"Se avete uno di questi modelli, buttatelo subito". L'allerta sugli iPhone

 

 

La sicurezza informatica dei dispositivi che utilizziamo quotidianamente è molto importante: non curarsene significa esporre i nostri device e i dati al loro interno a costanti pericoli. Capita tuttavia che a volte il mancato aggiornamento di un dispositivo non sia colpa del proprietario, ma dell’azienda che lo produce.

In tal senso, Jake Moore, consulente globale per la sicurezza informatica di ESE, secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, ha detto: “Ci sono tanti vecchi iPhone ancora in circolazione che non ricevono più gli aggiornamenti rispetto alle patch di sicurezza. Una volta individuata la vulnerabilità, questa può essere rapidamente sfruttata dagli aggressori e diretta contro chiunque abbia dispositivi senza patch. Le persone che utilizzano iPhone senza patch in garanzia, anche se è frustrante, dovrebbero prendere in considerazione la possibilità di sostituirli con un dispositivo più nuovo e più sicuro“.

Questa affermazione, com’è comprensibile, ha mandato in allarme i consumatori, è quindi opportuno spiegare che cosa intendesse l’esperto.

Come funzionano gli aggiornamenti su smartphone

Per comprendere l’affermazione di Moore, è fondamentale spiegare che cosa si intende per “aggiornamento”. Con questo termine, infatti, non si individua solamente un concetto, ma almeno due. Il primo tipo interessa i sistemi operativi che animano i dispositivi. Per esempio, su iPhone al momento è presente – se il dispositivo è aggiornato correttamente – iOS 17.5, e presto arriverà la versione successiva. Questo primo tipo di update generalmente riguarda la veste grafica del software e, più in generale, le sue funzionalità operative.

Esiste poi un secondo genere di aggiornamento, assimilabile al primo ma potenzialmente molto più importante per la funzione che svolge. Si tratta di un tipo di update che serve a installare le nuove patch di sicurezza, ossia gli aggiornamenti finalizzati a correggere le vulnerabilità.

Quali sono i dispositivi a rischio: iPhone ma non solo

Queste due tipologie di aggiornamenti non vanno confuse, poiché spesso non vanno di pari passo. Capita infatti che un dispositivo – sia esso uno smartphone o un pc – venga periodicamente dotato di una veste grafica più attraente, ma che le patch di sicurezza non vengano aggiornate, rendendolo quindi esposto a dei rischi.

Due degli ultimi dispositivi più diffusi che devono fare a meno dell’aggiornamento delle patch di sicurezza sono l’iPhone 6 e l’iPhone 6s (e precedenti), ancora oggi molto diffusi. Questo problema, inoltre, interessa in particolar modo il mondo di Android che, rispetto a quello Apple, è popolato di numerosi dispositivi di fascia medio-bassa che finiscono per essere “abbandonati a loro stessi” (almeno per quanto riguarda l’aggiornamento delle patch) molto prima di quelli dell’azienda di Cupertino.

Ad ogni modo, l’avvertimento di Moore è un ottimo modo per riportare l’attenzione su un tema spesso trascurato, ossia quello della sicurezza informatica sui nostri smartphone. Adesso, magari, i consumatori preoccupati saranno maggiormente invogliati a controllare che i loro dispositivi siano aggiornati correttamente e, di conseguenza, sicuri.

Fonte: https://www.ilgiornale.it/news/hardware-e-software/iphone-lesperto-avverte-se-avete-questi-modelli-buttatelo-2336472.html 

 

The post L’allerta sugli iPhone appeared first on Rivista La Gazzetta.

]]>
https://lagazzetta-online.com/lallerta-sugli-iphone/feed/ 0