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C’è chi ruba per necessità, chi per avidità, e chi per… pubblicità. L’ultimo furto al Louvre, sì, proprio quel Louvre, tempio dell’arte e, pare, anche del furto artistico, ha avuto come involontario protagonista un ascensore dell’impresa tedesca Böcker. L’azienda, anziché sprofondare nella vergogna, ha pensato bene di sollevarsi (è il caso di dirlo) con una campagna pubblicitaria: “I nostri elevatori arrivano dappertutto”. E chi siamo noi per negare loro un applauso di marketing?
Il Louvre, poveretto, di furti se ne intende. Da oltre un secolo è il palcoscenico preferito dei ladri con vocazione estetica: nel 1911 sparì nientemeno che la Gioconda, e per qualche giorno il mondo intero credette che il colpevole fosse Pablo Picasso in persona. In realtà, il genio spagnolo era innocente, troppo impegnato a inventare il cubismo per mettersi a rubare quadri altrui. Il vero ladro fu un italiano, Vincenzo Peruggia, che portò la Monna Lisa a casa “per restituirla alla patria”. L’arte del patriottismo, si direbbe.
Da allora, il museo più famoso del mondo sembra aver sviluppato un certo magnetismo per i cleptomani d’élite. Ogni epoca ha avuto il suo ladro gentiluomo, il suo Arsène Lupin in giacca e guanti bianchi, e il Louvre la sua parte di figuracce. Dopotutto, rubare al Louvre è un po’ come rubare la scena: si diventa leggenda, più che criminale.
E così, tra gioielli napoleonici che scompaiono in pieno giorno e tele che cambiano indirizzo con la disinvoltura di una cartolina, il confine tra cronaca e romanzo giallo diventa sempre più sottile. Forse, in fondo, questi ladri ci affascinano perché osano fare ciò che tutti sogniamo: prendersi un pezzo di bellezza proibita, un frammento di eternità.
E mentre la direzione del museo corre ai ripari con nuovi sistemi di sicurezza, il mondo sorride. Perché, diciamocelo pure, se il Louvre non fosse anche il teatro dei suoi colpi di scena, sarebbe solo un altro museo.
E, come avrebbe detto Montanelli, “il guaio non è che rubino al Louvre; il guaio è che, con tutto quello che c’è da rubare nel mondo, c’è ancora chi preferisce rubare un’idea piuttosto che un capolavoro”.
Giuseppe Arnò
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La Scoperta dei Bronzi di Riace
La scoperta dei Bronzi di Riace Reggio Calabria avvenne in modo casuale nell’estate del 1972. Un sub romano, Stefano Mariottini, si trovava nelle acque cristalline al largo della costa di Riace Marina. A pochi metri di profondità, emerse la sagoma di una statua in bronzo. Poco dopo, fu rinvenuta una seconda statua, a breve distanza dalla prima.
Il ritrovamento dei Bronzi di Riace Reggio Calabria suscitò immediatamente un’enorme attenzione a livello mondiale. Le due statue, eccezionalmente conservate, rappresentavano un’importante testimonianza della scultura greca del V secolo a.C. La loro bellezza e il loro mistero affascinarono esperti e pubblico.
Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria: custode dei Bronzi
Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria divenne la casa definitiva dei Bronzi di Riace Reggio Calabria. Il museo, situato nel cuore della città, è uno dei più importanti musei archeologici d’Italia. La sua collezione spazia dalla preistoria all’età romana, con un’attenzione particolare ai reperti provenienti dalle colonie greche della Calabria.
L’allestimento del museo è stato progettato per valorizzare al meglio i Bronzi di Riace Reggio Calabria. Le statue sono esposte in una sala appositamente climatizzata e protetta. Un sistema di illuminazione sofisticato ne esalta i dettagli anatomici e la maestosità. I visitatori possono ammirare da vicino questi capolavori dell’arte greca.
Altri Tesori Archeologici del Museo di Reggio Calabria
Oltre ai Bronzi di Riace Reggio Calabria, il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria custodisce numerosi altri reperti di grande valore storico e artistico.


Tra questi, spiccano:
* I Kouroi di Reggio Calabria: Due statue marmoree arcaiche di giovani uomini, risalenti al VI secolo a.C. La loro possente fisicità e il sorriso enigmatico sono tipici della scultura greca di quel periodo.
* La Testa di Basilea: Un’imponente testa in bronzo di un personaggio maschile, probabilmente un atleta o un eroe. La sua espressività e la finezza dei dettagli testimoniano l’abilità dei bronzisti greci.
* I Pinakes di Locri: Tavolette votive in terracotta decorate con scene mitologiche e religiose, provenienti dal santuario di Persefone a Locri Epizefiri. Questi reperti offrono preziose informazioni sulla vita religiosa e sulle credenze degli antichi Locresi.
* I Mosaici Romani: Pavimenti musivi di epoca romana ritrovati in diverse località della Calabria. Le intricate decorazioni geometriche e figurate testimoniano la ricchezza e la raffinatezza delle ville romane della regione.
* Materiali Preistorici e Protostorici: Testimonianze delle prime forme di insediamento umano in Calabria, risalenti al Paleolitico e all’Età del Bronzo. Ceramiche, strumenti in pietra e oggetti di ornamento raccontano la vita quotidiana delle antiche comunità.

Il Fascino Misterioso dei Bronzi di Riace
I Bronzi di Riace Reggio Calabria continuano ad affascinare per la loro bellezza e per i numerosi interrogativi che ancora li circondano. Non si conosce con certezza l’identità degli scultori né dei personaggi rappresentati. Le ipotesi più accreditate li attribuiscono a grandi maestri del V secolo a.C., come Fidia o Mirone.
Le due statue, soprannominate “il Giovane” e “il Vecchio”, presentano differenze stilistiche che suggeriscono la mano di due artisti diversi o due fasi cronologiche distinte. La perfezione anatomica, la forza espressiva dei volti e la cura dei dettagli rendono questi bronzi dei capolavori assoluti della scultura greca.
L’Importanza Culturale ed Economica dei Bronzi di Riace per Reggio Calabria
I Bronzi di Riace Reggio Calabria rappresentano un simbolo identitario per la città di Reggio Calabria e per l’intera regione. La loro presenza nel Museo Archeologico Nazionale attira un flusso costante di turisti e studiosi da tutto il mondo.
Il turismo legato ai Bronzi di Riace Reggio Calabria ha un impatto economico significativo sulla città, generando entrate per le attività ricettive, la ristorazione e il commercio locale. La valorizzazione di questo patrimonio culturale è fondamentale per lo sviluppo sostenibile del territorio.
Il Restauro e la Conservazione dei Bronzi di Riace
Dopo la loro scoperta, i Bronzi di Riace Reggio Calabria furono sottoposti a un lungo e delicato processo di restauro. Gli esperti lavorarono per rimuovere le incrostazioni marine e per stabilizzare la struttura metallica delle statue.
La conservazione dei Bronzi di Riace Reggio Calabria è un impegno continuo. Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria garantisce condizioni ambientali ottimali per preservare nel tempo questi capolavori. La temperatura, l’umidità e l’illuminazione della sala espositiva sono costantemente monitorate.
La Calabria e la Magna Grecia: un patrimonio da scoprire
Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria è la porta d’accesso a un patrimonio archeologico straordinario. La Calabria fu una delle regioni più importanti della Magna Grecia, la colonizzazione greca dell’Italia meridionale.
Le antiche città greche di Locri Epizefiri, Crotone, Sibari e Reggio (Rhegion) fiorirono per secoli, lasciando testimonianze preziose della loro cultura e della loro arte. I reperti conservati nel museo offrono uno spaccato affascinante di questo passato glorioso.
Visitare il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria
Una visita al Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria è un’esperienza indimenticabile per chiunque sia interessato alla storia e all’arte antica. Ammirare da vicino i Bronzi di Riace Reggio Calabria è un’emozione unica.
Il museo è facilmente accessibile e offre servizi di accoglienza e didattica per i visitatori. Percorrere le sue sale significa intraprendere un viaggio nel tempo, alla scoperta delle radici della nostra civiltà.
L’Eredità dei Bronzi di Riace nel Mondo dell’Arte
I Bronzi di Riace Reggio Calabria hanno influenzato il mondo dell’arte contemporanea. La loro possente bellezza e il loro mistero continuano a ispirare artisti e creativi. La loro immagine è diventata un simbolo dell’eccellenza della scultura greca e un’icona della cultura italiana.
La loro storia, dalla casuale scoperta al loro status di capolavori museali, è una narrazione affascinante che testimonia la fragilità e la potenza del patrimonio culturale.
Il Futuro dei Bronzi di Riace e del Museo
Il Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria continua a essere un centro di ricerca e di valorizzazione del patrimonio archeologico della regione. I Bronzi di Riace Reggio Calabria rimangono il suo fiore all’occhiello, per studiosi e appassionati.
Progetti futuri mirano a migliorare ulteriormente l’esperienza di visita e a promuovere la conoscenza di questi tesori nel mondo. La collaborazione con istituzioni culturali internazionali e l’utilizzo di nuove tecnologie possono contribuire a rendere ancora più accessibile e coinvolgente la storia dei Bronzi di Riace Reggio Calabria e degli altri reperti del museo.
Conclusione sui Bronzi di Riace a Reggio Calabria
I Bronzi di Riace Reggio Calabria sono un’attrazione imperdibile per chi visita la Calabria. La loro maestosità e il loro mistero, uniti alla ricchezza della collezione del Museo Archeologico Nazionale di Reggio Calabria, offrono un’esperienza culturale di altissimo livello.
Questi guerrieri di bronzo, emersi dalle profondità del mare, continuano a raccontare una storia millenaria, testimoniando la grandezza della civiltà greca e il fascino intramontabile dell’arte antica. Una visita al museo di Reggio Calabria è un’occasione unica per ammirare da vicino questi capolavori e per immergersi nel ricco patrimonio archeologico della Calabria. I Bronzi di Riace Reggio Calabria rimangono un simbolo potente della bellezza e della storia del nostro paese.
Giuseppe Criseo
Bronzi di Riace e tanto altro a Reggio Calabria
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]]>The post Conservatorio di Stato di Musica Alessandro Scarlatti – In scena “Zyz Percussion Orchestra” appeared first on Rivista La Gazzetta.
]]>“La Rassegna di Musica Jazz” chiude i battenti con il concerto Zyz Percussion Orchestra ideato e diretto dal M° Giuseppe Urso
13 maggio, ore 20,30 – Sala Ferrara

La Rassegna Jazz del Conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo chiude i battenti il 13 maggio, alle ore 20.30 con un progetto inedito ed una prima assoluta, ad ingresso libero sino ad esaurimento posti . In scena “Zyz Percussion Orchestra” ideata e diretta dal M° Giuseppe Urso.
La Zyz Percussion Orchestra attraverso la storia della batteria partendo da New Orleans, luogo di origine non soltanto del jazz ma dello stessostrumento musicale, ripercorrendo oltre un secolo di musica esplora le possibilità musicali del drum set con altre importanti percussioni sulla scena come il pianoforte, la marimba, il vibrafono ed altre percussioni a suono indeterminato oltre al contrabbasso che completa la sezione ritmica.
Al suo interno si avvale della presenza di un clarinetto e della danza contemporanea in qualche intervento e l’ottavino nel primo quadro.
Il programma parte dalla New Orleans di Baby Dodds fino al brano iconico di Frank Zappa “The Black Page” che è musica contemporanea del 900. Il concerto dedica delle pagine significative a performer come Max Roach, Philly Joe Jones centrali nello sviluppo tecnico e musicale dello strumento.
Un quadro è dedicato alla cultura africana dalla quale discendono tutti i generi musicali della black music fino ai giorni nostri.
Si conclude con le atmosfere neo soul e delle recenti tendenze musicali che portano in territori lontani ed affascinanti questo meraviglioso strumento.
La rassegna jazz del Conservatorio Alessandro Scarlatti è un appuntamento da non perdere per gli appassionati di musica jazz e per chi vuole scoprire nuovi talenti e sonorità. L’evento è gratuito e aperto a tutti, e offre l’opportunità di assistere a spettacoli di alta qualità in un ambiente accogliente e culturale.
Rosanna Minafò addetto stampa Conservatorio Alessandro Scarlatti di Palermo
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Daniela Mercury regressa ao Casino Estoril
com os principais êxitos da sua carreira

Referência da música brasileira, Daniela Mercury actua, no dia 3 de julho, às 21h30, no Casino Estoril. A cantora baiana, de São Salvador, sobe ao palco do Salão Preto e Prata para revisitar os principais êxitos da sua carreira.
Daniela Mercury tem a revolução e a reinvenção no sangue. Descobriu que o seu caminho era a música e aos quinze anos começa a actuar em bares de São Salvador. Desde então, faz da festa barroca das multidões a oportunidade de renovar a sua expressão artística e nas suas digressões e apresentações internacionais, tornou-se uma espécie de embaixadora da música e da cultura brasileira.
É uma artista de personalidade magnética, que prima pela criatividade, responsabilidade e solidariedade social, excelência e inovação nos seus trabalhos. Passeia confortavelmente pela diversidade musical e tem, ainda, a seu favor a alegria e a energia contagiantes de quem é baiana.
Os seus espectáculos ao vivo são uma “força da natureza”, repletos de energia, cor, dança, criatividade, irreverência e muita alegria. Neles não podem faltar os seus grandes sucessos de mais de 30 anos de carreira como, por exemplo, “Nobre Vagabundo”, “O Canto da Cidade” e “Pérola Negra”.
O Salão Preto e Prata do Casino Estoril recebe, no dia 3 de julho, pelas 21h30, Daniela Mercury. M/18. Preço: A partir de 30€
As reservas podem ser efectuadas:
https://blueticket.meo.pt/pt/event/13234/daniela-mercury-2025
O Casino Estoril abre às 15h00 e encerra às 03h00, sendo a entrada limitada a maiores de 18 anos. O acesso só é válido após registo obrigatório e mediante a apresentação de documento de identificação físico (Cartão de Cidadão, Bilhete de Identidade, Bilhete de Identidade Militar, Passaporte, Carta de Condução) ou aplicação móvel do Governo (App IGov). Sugere-se a chegada antecipada de forma a cumprir as formalidades do processo de registo.
Gabinete de imprensa da Estoril Sol III
Tel: 214667700 * fax: 214667970
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]]>Anna Addamiano “Vocabolario del tempo”, del Progetto Storie
ROMA – Un tripudio non comune, con un pubblico singolare e illustri ospiti, quello che si è visto all’inaugurazione della mostra dell’artista Anna Addamiano, dal titolo “Vocabolario del tempo” al Circolo degli Esteri del Ministero Affari Esteri di Roma nel quadro della Collezione Farnesina Uno (Palazzo della Farnesina) e Due (Circolo Esteri) di Arte Contemporanea. Un progetto, ideato e diretto dallo Storico dell’Arte Moderna e Contemporanea Prof. Carlo Franza, intellettuale di piano internazionale, che porta ad indicare e sorreggere un’Europa Creativa Festival e, dunque, artisti-protagonisti e bandiere, bandendo ogni culto del transitorio per porgere a tutti il culto dell’eterno.
Questa mostra dal titolo “Anna Addamiano. Vocabolario del tempo” è la seconda del nuovo percorso, ed è già una novità in quanto si veicolano a Roma nomi dell’arte contemporanea di significativo rilievo, che evidenziano e mettono in luce gli svolgimenti più intriganti del fare arte nel terzo millennio. L’esposizione raccoglie opere dell’artista Anna Addamiano, già apparsa agli occhi della critica italiana e internazionale come una figura delle più interessanti e propositive dell’arte contemporanea, ed ancor oggi nella memoria di tutti ricordata come chiara e significante interprete.
Con “STORIE” (2024-2028) – questo il titolo del progetto che segue il precedente che si titolava “Mondi” – si porgono dodici mostre personali di dodici artisti contemporanei, taluni di chiara fama. Unitamente a un pubblico di eccellenza, con intellettuali, artisti, scrittori, collezionisti e numerosi diplomatici tra cui gli Ambasciatori Stefano Baldi, Lucio Alberto Savoia con l’Ambasciatrice Stefanelli, l’Ambasciatore Gaetano Cortese con l’Ambasciatrice Sidsel Hover, l’Ambasciatore Umberto Vattani, altre storiche figure come l’illustrissima Professoressa Marisa Settembrini dell’Accademia di Brera a Milano.
Ha preso la parola lo Storico dell’arte Prof. Carlo Franza già docente all’Università Statale La Sapienza, ideatore del Progetto e curatore della mostra. Egli ha indicato e sottolineato i punti di forza dell’esposizione che hanno fatto del “tempo” il motore e la filosofia di lavoro dell’artista Anna Addamiano. Il Prof. Franza ha tra l’altro osservato: “Trovo significante e doveroso proporre la mostra di Anna Addamiano al Circolo Esteri di Roma nel Progetto “Storie” in concomitanza con la mostra romana che presenta una selezione delle opere della collezione Iannaccone di Milano relative alla linea espressionista dell’arte italiana tra gli anni Trenta e Cinquanta – dalla Scuola Romana al gruppo Corrente. E ciò perché il suo lavoro, il percorso dell’artista romana, si attesta nel quadro di un fil rouge che l’apparenta – come illustri colleghi tra cui Carlo Belli, Carlo Fabrizio Carli, Arnaldo Romani Brizzi, hanno già sottolineato – nel tornare a parlare di una nuova estetica dell’Espressionismo italiano, per tornare ad analizzare un linguaggio artistico che si è andato rilevando, confrontandolo con il mondo figurativo degli anni fra le due guerre e il suo nuovo attuale sviluppo. Questa ricerca artistica contemporanea mostra la realtà oggettiva vista attraverso la coscienza soggettiva, con in primo piano l’anima deformante dell’artista in crisi che si riverbera nella deformazione data dalla pittura stessa”.
E ancora: “Il percorso espositivo di Anna Addamiano inizia naturalmente da Roma, attratta da alcune delle personalità che via via hanno definito variamente la “scuola romana” e le sue peculiarità tecniche e tematiche, non ultima quella del tonalismo. Ha proseguito con un vigoroso e appassionato espressionismo lirico, che ha guardato alle ricerche parigine del postimpressionismo; inaugurando una pittura antiretorica, essenziale e intimista. Ha lavorato tra pittura, scultura, installazioni e arazzi, lasciando pensare anche a stoffe e fili utilizzati da Maria Lai.

Un discorso su Anna Addamiano ci riporta a quelle che potrebbero essere state le fonti di gusto dell’artista, a quell’excursus di Scuola Romana, a quegli echi di un certo gusto del primitivo, a quelle radici goyesche caldeggiate da Oppo, che precedettero l’avvento di Scipione e Mafai, imperniate di irrazionalità metafisica e surrealista. Da questi miti, pittorici e letterari, la sua visione spesso risultava e ancora oggi lo è, surreale, diciamo animata da fantasmi e miracoli. La sua è una poetica di evocazione, i suoi insetti, le sue farfalle, le sue macerie, le sue donne, le sue bambole, i suoi desolati istantanei fantasmi, il suo racconto visionario; animali, uomini e cose assumono nel gran moto della creatività un’eccitazione nervosa con qualcosa di spiritico e fantastico.

Opere tese, espressive, che trovano ascendenza soprattutto in Scipione e Stradone, specie in quella certa scelta di temi di fondo popolaresco e istrionesco, dove compaiono diseredati e maschere, disperazioni mimetiche e balletti, popolane e componenti romantiche che lasciano individuare il suo diario interiore. La pittrice va ad estri, lasciando emergere in questo racconto gli incontri, gli abbracci, le occasioni, i volti, le donne, una esistenzialità, un costume ridotto a maschera, tra il freddo e il caldo, conferisce moto a una realtà disfatta nel tempo, fantasie, visioni, sogni o capricci. Spesso è una realtà notturna che avvolge le figure umane, l’artista fa affiorare dal buio lampeggiato nuovi verdi, e rossastri bellissimi, in uno spazio vago e approfondito. Anna Addamiano seguita a movimentare la sua inventiva con fervore psicologico il suo racconto pittorico è un moto di liberazione dell’esistenza vissuta, un dipingere la vita con i colori del sogno”.
Dopo il Prof. Carlo Franza ha preso la parola l’illustre Ambasciatore Umberto Vattani, ideatore e fondatore della collezione Farnesina e per ben due volte Segretario Generale della Farnesina, il quale si è detto felice del secondo Progetto Storie ideato per il Circolo degli Esteri, perché solo la Cultura e l’Arte sono il motore dell’aggregazione dei Circoli Storici come per l’appunto quello degli Esteri che ha una storica tradizione, sportiva, culturale artistica, ecc. Volgendo poi lo sguardo alle opere di Anna Addamiano, ha toccato e segnalato non solo la grazia svelata nel discorso del tempo, messo in atto dall’artista ed esaltato dai segni dell’oroscopo dipinti, ma maggiormente dai colori del sogno che colpiscono come da sempre è stato per la creatività umana.
Infine ha preso la parola l’illustre Ambasciatore Gaetano Cortese che ha voluto indicare come abbia a suo tempo conosciuto il lavoro dell’artista Anna Addamiano attraverso un suo caratteristico e originale presepio rintracciato in una chiesa romana. Un capolavoro in cui si leggeva l’arte, la sacralità, il tempo storico. L’intero pubblico, colto e premiale, ha potuto visitare la mostra, accompagnato da un prestigioso catalogo in cui erano raffigurate tutte le opere esposte, mostrando affezione e gratitudine all’artista che ha trovato in questa nobile esposizione una tappa fondamentale del suo intero percorso artistico.
Carlo Franza
Fonte: G. Palmerini
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]]>The post Chiude in positivo il “World Jazz Network Event in Sicily” appeared first on Rivista La Gazzetta.
]]>22-24 novembre – Blue Brass Jazz Club allo Spasimo
Ingresso gratuito sino ad esaurimento posti

Chiude con un bilancio più che positivo di presenze ed apprezzamenti da parte del numeroso pubblico presente la terza ed ultima giornata della prima edizione del World Jazz Network Event in Sicily che viene realizzata nell’ambito della rassegna “Eventi e Manifestazioni nella Provincia di Palermo” promossa dalla Regione Siciliana – Assessorato al Turismo, Sport e Spettacolo ed in collaborazione artistica con il World Jazz Network, il Bangkok Jazz Festival, Amersfoort Jazz Festival, One Voice – Szczecin Jazz Festival e la Fondazione Orchestra Jazz Siciliana – The Brass Group.
L’iniziativa “Eventi e Manifestazioni in Provincia di Palermo” prevede al suo interno un calendario ricco e variegato, distribuito nel territorio di Palermo e provincia, con concerti di musica jazz, marching band in stile New Orleans, concerti di musica classica con interpreti di valore, tributi pop ed una speciale produzione dedicata al Natale con Stefania Brandeburgo e Laura Sfilio.
La rassegna ideata dia Fabio Lannino per l’Associazione Culturale Parla Piano, ha dato vita il 22 e 23 novembre alle ore 20.30 ed il 24 novembre alle ore 18.00 a una tre giorni con concerti jazz al Blue Brass – Ridotto dello Spasimo (Via dello Spasimo 15 Palermo) ad ingresso gratuito sino ad esaurimento posti. Durante i concerti si alterneranno alcuni ospiti provenienti dall’ Olanda, dagli USA, dalla Polonia e dalla Thailandia insieme a musicisti residenti. Dopo i concerti, nelle giornate del 23 e 24 novembre alle ore 22.30, in programma jam-sessions rivolte a tutti i musicisti e giovani jazzofili.
La prima edizione del World Jazz Network Event in Sicily si chiude domenica 24 ottobre alle 18.00 con l’atteso concerto di Dorrey Lyn Liles e Sylwester Ostrowski che si esibiranno sul palco dello storico jazz club palermitano con il loro progetto “One Voice”, accompagnati da Sal Bonafede al piano e Fabio Lannino al basso elettrico.
One Voice è un progetto nato in Polonia ed ideato da Sylwestr Ostrowsky e raccoglie in sé tutte le energie del Gospel e del Jazz, convivendo spesso ed allargando ai giovani la possibilità di interagire con grandi artisti. One Voice sarà anche ospite d’onore al Premio Internazionale Pino Puglisi, lo stesso 24 novembre alle ore 21.00.
L’ufficio stampa
Rosanna Minafò
Nella foto: Dorrey-Lin-Lyles-Sylwester-Ostrowski
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]]>Il poeta tedesco ospite d’onore al Premio L’Aquila “Laudomia Bonanni”
di Liliana Biondi

Il Premio Letterario Internazionale L’Aquila-BPER Banca non si smentisce: un altro gigante dalla Poesia, il tedesco Durs Grünbein, è il graditissimo ospite d’onore della XXIII edizione; un Premio che tra gli altri ha visto la presenza di E. Evtusenko, D.Walcott, K. Takano, T. Patrikios, T.B.Jelloun, Y.Lian, J. Haddad.
Durs Grünbein è tra i massimi poeti e intellettuali contemporanei, giustamente stimato «vero poeta cosmopolita». Dal 1992 ad oggi non si contano i premi ricevuti in varie parti del mondo. In Italia, nel 2006, il Premio Pasolini; nel 2015, il Premio Violani Landi presso l’Università di Bologna, che nel 2021 lo onora con la Laurea Honoris Causa in Letterature moderne comparate e postcoloniali; nel 2022, l’Università di Milano gli conferisce la Laurea H.C. in Scienze Filosofiche; nel 2023, a Pescara vince il Premio Internazionale NordSud di Letteratura e Scienze. Dal 2005 docente di Poetica ed Estetica alla Kunstakademie di Düsseldorf, frequenta l’Accademia tedesca di Villa Massimo a Roma; e dal 2008 è membro dell’Ordine al merito delle Scienze e arti in Germania.
Grünbein è autore di numerose raccolte di poesia, cinque libri di saggi, un diario, un libro di memorie in prosa, è traduttore di rilevanti autori antichi e moderni. Le sue opere sono state tradotte in molte lingue; la prima ad uscire in lingua italiana, nel 1999 con Einaudi, è A metà partita: poesie 1988 – 1999, traduzione di Anna Maria Carpi; seguono in volume e in antologie altre undici pubblicazioni tutte con Einaudi e Il Mulino, fino alla più recente del 2022, edita da Crocetti, Le parole non dormono, traduzione di Valentina Di Rosa, un volume di circa 300 pagine che raccoglie in 9 sezioni un florilegio di oltre un trentennio «puntando su alcune delle sue traiettorie dominanti», come scrive la traduttrice, che distinguono la “zona grigia” da quella “a colori”: due generi di esperienze che si intersecano continuamente.
Dresda, città cara a Wagner e tornata oggi ad essere splendida città barocca, nel 1962, anno in cui vi nasce Durs, era tra i più importanti centri industriali della Germania Est, ma portava ancora tutti i segni del devastante bombardamento fatto dall’esercito britannico e americano nella seconda guerra mondiale, e già da un anno il muro di Berlino la isolava dal resto del mondo.
Durs è figlio unico in una giovane famiglia colta: chimica la madre, ingegnere aeronautico il padre, entrambi non iscritti al partito. Cresce nella periferia della città, a Hellerau, «quieta città giardino» la definisce; la prima città giardino realizzata in Germania. Anche Durs ha precoci interessi scientifici pari, tuttavia, a quelli per la poesia, attento lettore sin da giovanissimo di tre giganti: Novalis, Hölderlin, Pound e precoce poeta.
La formazione di Grünbein è piuttosto tormentata, da autodidatta. Assolto il servizio militare, nel 1985, a 23 anni si trasferisce a Berlino est, ma non può iscriversi alla Germanistica avendo rifiutato durante il servizio militare di pattugliare armato presso i confini del Muro. Sceglie allora un corso di teatro, che abbandona dopo due anni deluso di non poter studiare quello che desidera. Torna a Dresda, frequenta i collettivi dell’Accademia di Belle Arti, identifica poesia e pittura come Simonide, lavora per le riviste, per il teatro e collabora col padiglione fisico-matematico dello Zwinger. Viene scoperto e apprezzato da Heiner Müller, drammaturgo, regista e poeta tedesco molto indipendente e, come riconosce Durs, con un «orizzonte di pensiero più ampio». Grazie a lui, caduto il muro, Duns presenta alla Fiera di Francoforte il suo primo importante volume di poesie Grauzone Morgens (Zona grigia al mattino), edito nel 1988, che lo rende noto all’estero fino a fargli conferire nel 1995, a 33 anni, il massimo premio letterario tedesco il Büchner Preis. Come già nel titolo, in questa sua silloge Durs rappresenta l’ambiente storico-geografico di quell’angolo della Germania est sotto l’occupazione sovietica: monotono, incolore, arido, ripetitivo, desolato, dove il grigio anonimo delle superfici, dell’asfalto è tutt’uno con quello atmosferico, privo di sole, e dove persino l’acqua del grande fiume Elba ha una veste plumbea, melmosa, sporca, una cloaca stagna partecipe del triste letargo che tutto e tutti avvolge. Ma in tanta desolazione ambientale e collettiva, la mente, l’immaginazione del giovane poeta corre anche verso quella zona “grigia” del cervello con le sue cellule cerebrali che rappresentano le capacità creative e intellettive dell’individuo; così che anche l’acqua dell’Elba improvvisamente esonda, straripa trascina con sé tutto quanto trova, e torna ad essere dinamica e vitale.
Una raccolta, Zona grigia all’alba, che in nuce contiene tutti i motivi e le tematiche che nelle opere successive in poesia come nella saggistica vengono ripresi, ampliati, sviluppati, chiariti da Grünbein, primi fra tutti il tema dell’acqua declinato in tutte le sue trasformazioni, fiume Elba compreso; il tema della memoria indelebile, e quello della poesia con le sue connessioni con la biologia e la fisiologia, in una parola, con la scienza e la filosofia.
E come lo straripare dell’Elba, all’indomani della caduta del muro di Berlino, Durs, assetato di conoscenza, viaggia moltissimo tra Europa, Asia, Stati Uniti (ospite delle Università di Los Angeles e di New York). In Italia, nel 1994, la visita a Pompei e a Ercolano si rivela risolutiva nello sviluppo della sua opera. Il diretto contatto con lo “scavo” lo trasforma in una sorta di archeologo dell’anima. Nasce Vulcano e Poesia, un testo in cui il recupero di frammenti di vite sepolte per secoli e la storia anche autobiografica sono fonti di riflessione sul tempo nel quale gli esseri umani si specchiano per dare un senso alla fragilità delle proprie vite aiutandoli ad accettare i propri rischi e pericoli: «Solo là vidi per la prima volta l’effetto di questa violenta detonazione che è il tempo, vidi lo scroscio ritardato delle schegge della civilizzazione, e nella famosa catastrofe in presenza del vulcano, la prova di una sorta di memoria immemore – deus absconditus (…). La poesia, l’ho sempre saputo, sarebbe riuscita a ritrovare le tracce, se no a che scopo sarebbe esistita».
Non meno cara gli è Roma, che frequentemente abita, e alla quale dedica la raccolta Aroma, un album romano edito nel 2010: Roma, con le sue rovine, con la sua Storia, con i suoi profumi, con gli odori, con gli aromi, con i pini ai quali dedica molti componimenti in versi: «Pino italico, protettore, un baldacchino/ su migliaia di chilometri: come Plinio/ tramanda, il giorno di Pompei sopra il Vesuvio/ c’era una nube con la forma di un pino”» (Sopra il Vesuvio una nuvola a forma di pino). Devoto alla letteratura antica, «humus etimologico della nostra lingua», Durs ripone una incrollabile fede nella parola della poesia che, scrive, ha la «capacità di connettere nel modo più rapido possibile ciò che di per sé è distante», che sia Eschilo, Seneca, i brevissimi haiku, mediatigli da Erza Pound e da poeti non solo giapponesi. Anche la cultura italiana è per lui alimento e riflessione, dai classici latini a Dante e Leonardo in massimo grado; non a caso, la prima raccolta di saggi, il Galilei, porta ad esergo le parole della piccola orazione dell’Ulisse dantesco; e, con Dante, Leonardo, scienziato ed artista, spinto sempre dalla curiosità di conoscere e di sapere.
Non legato ad un unico genere, ma libero e imprevedibile, Grünbein è sensibile anche agli esiti della neurofisiologia, e a concetti e linguaggi delle Hard sciences, dalla fisica quantistica alla zoologia. Nel 2018 edita presso Einaudi, per i pubblico italiano un’antologia di saggi, I bar di Atlantide e altri saggi, il cui filo conduttore è la necessità di ritrovare una voce unitaria che riunisca poesia e filosofia, scissasi con Platone e risaldata solo da Nietzsche. I suoi testi saggistici, come le sue prose poetiche, e spesso prose poetiche essi stessi, d’altronde, come accade ai grandi poeti, sono esplicativi del suo pensiero, e della sua poesia sintatticamente lineare e semplice, ma in cui impreviste analogie, connessioni improvvise, illuminanti associazioni d’idee, nella loro ambiguità, la fanno piuttosto “sentire” che comprendere.
Anche il suo ultimo volume di poesie Le parole non dormono, respira della sua grande abilità nell’uso di ogni forma metrica e di ogni tipo di verso: dai brevissimi epigrammi e dagli haiku («È un fruscio/: a migliaia di miglia/lei si spoglia» (p.77) a versi più o meno lunghi fino alla prosa poetica. Il poeta modula e piega l’uso della parola e dello stile a qualunque esigenza metrica e concettuale: «Le parole non dormono nei dizionari», scrive. E la sua non è mai parola gratuita, sempre sostanziale, collegata al concreto e al reale, da cui prende spunto, un reale spesso occasionale, mediato da una lucida meditazione che non esclude il paradosso e l’ironia: «La morte, questa aspra personcina / delle antiche fiabe tedesche, /ebbe allora un’oretta di svago» (L’insegnamento della fotografia, p. 165), e fiorisce grazie alla sua amplissima memoria culturale. A dare vita alla parola è il poeta pensatore, scevro da sentimenti, capace di sovvertire e persino di annullare l’ordine del tempo e che, pure denunciando la disperazione, che è la consapevolezza del vivere, rafforza la propria forza di essere e di esserci nel tempo e nella Storia: «Siamo glottambuli, irretiti in poliloghi, / e non sapremmo dire quale epoca / è la nostra, quando il sonno rapisce il corpo./ Solo che sono i miti a muovere la storia/ e che talune poesie possono salvare la vita » (Ipotesi, p.187). D’altronde «Ogni essere umano è un brillante /allo stato grezzo, unico / in una sua recondita maniera» (Poesia impolitica, p.113).
Opere di Durs Grünbein tradotte in italiano
Fonte: Goffredo Palmerini
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